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Salvini ci ripensa: «Padania libera»

Dopo lo sbarco al Sud il leader leghista torna a chiedere l’indipendenza Ma la scelta non evita la scissione: i parlamentari veneti lasciano il gruppo

Contrordine, camicie verdi! La Padania non solo esiste ancora, ma torna rivendica l’autonomia. Matteo Salvini dà un colpo al cerchio e uno alla botte, così, dopo aver lanciato «Noi con Salvini» - la lista civica destinata a conquistare il Centro-Sud - rassicura lo zoccolo duro leghista tornando a chiedere l’indipendenza della Padania.

Un modo per serrare le fila in vista delle regionali. E non è un caso che l’annuncio del segretario del Carroccio arrivi 48 ore dopo la decadenza di Flavio Tosi che sancisce la secessione veneta della Lega. Nell’agenda politica dela Lega tornano i temi della Padania e della sua indipendenza, proprio mentre la guerra a Tosi porta ai primi annunci di «secessione» dai gruppi parlamentari dei sostenitori dell’espulso leader della Liga Veneta.

Sotto la spinta dei giovani padani, di alcuni parlamentari e, soprattutto, dei veneti - che dopo la decadenza del sindaco di Verona vogliono scongiurare cali di consensi, puntando sui temi cari all’elettorato leghista - Salvini rivendica che il Carroccio non ha abbandonato i temi del federalismo e dell’indipendenza della Padania. «Stiamo lavorando a una grossa iniziativa con Gilberto Oneto, per la prossima primavera, sull’indipendenza della Padania e l’autonomia dei territori», annuncia dai microfoni di Radio Padania. «Il problema - avverte il segretario federale - è come arrivare al riconoscimento dell’autonomia e a quello che Miglio riteneva la valorizzazione delle diversità: devo avere i numeri». Salvini chiarisce che «Renzi sta facendo l’esatto contrario ma noi ci stiamo preparando ad andare al governo ed a rivoltare tutto».

Intanto, il segretario deve fronteggiare l’uscita di alcuni parlamentari decisi a seguire Tosi nel suo nuovo progetto politico. Sia alla Camera che al Senato si annunciano addii imminenti, spontanei e non determinati da alcuna decadenza, per protestare contro i «diktat lombardi», come li definiscono i sostenitori di Tosi. È la senatrice Patrizia Bisinella, compagna del sindaco di Verona, a uscire allo scoperto annunciando: «Posso anticipare che non solo io, ma anche altri colleghi lasceremo sicuramente il gruppo. Prima di decidere quando, faremo tra di noi un confronto che è necessario». Come anticipato da Il Tempo, sono sei - tre a Montecitorio e tre a palazzo Madama - i parlamentari tosiani. Tutti veneti. Oltre alla senatrice Bisinella, lasceranno la Lega le senatrici Raffaela Bellot (Belluno) ed Emanuela Munerato (Rovigo) e i deputati Matteo Bragantini (veronese come Tosi), Emanuele Prataviera (di Motta di Livenza, nel Trevigiano) e Roberto Caon (Padova). Marcolin e Busini invece resteranno nella Lega.

L’uscita dei parlamentari veneti non dovrebbe comunque mettere a rischio la vittoria alle regionali del governatore uscente Luca Zaia, dato nettamente in vantaggio da sondaggi. Salvini ostenta ottimismo: «Per me di Moretti buona c’è solo la birra. Non so come una di sinistra possa andare in giro per il Veneto a chiedere il voto, quando il suo governo toglie soldi e manda gli immigrati».

Sulle regionali però c’è l’incognita alleanze. Forza Italia, dopo l’assoluzione definitiva di Silvio Berlusconi per il caso Ruby, pretende di riconsiderare i rapporti di forza col Carroccio. «La Lega sotto la guida di Salvini è profondamente cambiata: una mutazione genetica ha fatto della Lega un partito di destra e un partito nazionale», analizza Paolo Romani, per il quale il centrodestra deve invece «continuare a vivere e a creare contenuti e proposte per quel popolo di moderati che è sempre stata la maggioranza degli italiani». «Questo vuol dire - puntualizza il capogruppo FI in Senato - andare anche d’accordo con la Lega nelle regioni del Nord ma non vuol dire farci imporre gli slogan elettorali dalla Lega». Un doppio binario, insomma. Con FI al centro. «Siamo sempre stati noi, alla fine, a federare una coalizione di centrodestra. Questo - rivendica Rmani - è stato il nostro compito storico e lo sarà nel futuro».

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