C’era una volta l’Eur. La favola finita male

Quelli che fino a dieci anni fa erano gli orgogliosi cittadini fedeli alla postmodernità portatrice di grandezza si preparano a celebrare il funerale dell’imponente quartiere Esposizione Universale di Roma (Eur). Incompiuta mussoliniana abortita con la seconda guerra mondiale rinata ogni volta da quella spinta che la porta verso il mare fra campagne aperte e pascoli che qualcuno in vita giura ancora di aver visto da bambino. Oggi è il luogo dei record negativi: nei parchi giochi i rom ci lavano i panni. In una roulotte parcheggiata ai margini qualcuno abusa della sua donna fino a farla svenire. I furti nelle case sono al punto aumentati da far decidere ai cittadini che basta, ora bisogna far qualcosa perché l’Eur è il posto meno sicuro di Roma nonostante le serrature inviolabili. Abbandono, incuria, desolazione resi ancor più evidenti e scandalosi dall’aria che massiccia vola fra i palazzoni e gli uffici insinuandosi nelle ville che un tempo furono progettate e dedicate a spose facoltose e che ora non sono più un buen ritiro essendosi i famosi, calciatori soprattutto, spostati a respirare aria di mare a Casal Palocco. Qualcuno resiste. Ma vive di ricordi. Perché l’Eur non esiste più. Sfugge di mano e ai controlli. La fermata della metro di sera fa paura, di giorno pure. Viverci è diventato un incubo fra sporcizia abusivi e abbandono. Tutta un’amara conseguenza di quei lavori maestosi iniziati e mai compiuti, la nuvola di Fuksas simbolo maestoso rimasto ad aspettare i cento milioni che servono per finirla ora che il luminare dell’estatica estetica s’è ritirato. I soldi potrebbero arrivare dalla vendita dell’albergo vicino, la Lama, che nessuno compra a causa delle ex torri della Finanza che gli incombono accanto amichevolmente soprannominate Beirut. Resiste il Colosseo quadrato affittato alle sorelle Fendi e sulla destra si nota il salotto buono di Palombini il bar nel quale, secondo gli inquirenti, il boss di Mafia Capitale si incontrava con il patron Riccardo Mancini che all’Eur ci voleva fare il Gran premio di Formula 1. Il quartiere trema ancora. Di tutti i grandi progetti restano i cocci del velodromo e il progetto dell’acquario sotto al laghetto che procedono a rilento ma solo grazie ai fondi dei privati e il tempo sospeso del quartiere ferito e degradato si misura anche dalle fontane spente e secche come le cascate del palazzo dello sport celebrate al cinema anche ne l’ultimo bacio di Gabriele Muccino. Dietro tutta questa disonesta povertà c’è anche la crisi nera di Eur spa, 90 per cento di proprietà del governo il resto del Comune di Roma che vuole disfarsene. Domani ci sarà l’assemblea dei soci chiamati a decidere su aumento di capitali o cambio di statuto per vendere gli immobili e, magari pagare i fornitori. L'amministratore delegato di Cinecittà Entertainment Spa Luigi Abete ha annunciato che il Luneur, che attende di riaprire i battenti dopo essere stato chiuso nel 2008 (200 famiglie per strada) per poi finire in concessione proprio a Cinecittà Entertainment, avrebbe riaperto "nella primavera del 2015". «L'unica novità da allora è che hanno riattaccato dopo anni la ruota panoramica - sospira Maria Cristina Lattanzi, vicepresidente del Comitato Salute e Ambiente Eur - Come le altre opere, compresa la Nuvola e le ex Torri del Mef, tutte in ostaggio della gravissima situazione in cui versa la società Eur Spa: Un giorno vorrei sapere di chi è la responsabilità di questo dissesto gravissimo». Ma quel che avete sinora letto è nulla di fronte alla vera unica incombenza, legalizzare la via della prostituzione e elevare Roma alla dignità dei papponi che, almeno loro, cercano di lavorare senza farsi pubblicità. La ferita, l’ennesima fa troppo male. Ugo Mainolfi, del comitato di quartiere Torrino Nord, racconta esasperato: «Da sei mesi siamo alle prese con un'ondata di furti e scippi senza precedenti al ritmo di due tre al giorno. Solo giovedì scorso in tre hanno tentato di entrare nella casa al secondo piano di due anziane in via Berna, a ottobre la mia casa è stata letteralmente devastata. Poi ci sono i rifiuti, adesso vogliono anche rifilarci le prostitute. Visto che nessuno al Comune ci ascolta, scenderemo in piazza. Ora basta». In fondo a via Amsterdam (dove abitava Totti) peraltro il commercio del sesso non conosce crisi scambi di coppie inclusi davanti alla multinazionale American Tobacco. Alla mattina quello che rimane è un tappeto di preservativi. Il consigliere regionale Fabrizio Santori ha già mandato quattro lettere al Comune e al nono municipio rimaste senza risposta - chiude Mainolfi - denunciando lo scandalo dei rifiuti e del verde pubblico, il disagio della viabilità e della beffa di una pista ciclabile di appena cento metri da un incrocio a una cabina dell'Enel abbandonata». Pure lei. All’Eur è così che va.