Bancari in piazza, sportelli chiusi in tutta Italia
Sportelli chiusi in tutta Italia oggi per lo sciopero generale dei bancari. I 309 mila dipendenti delle aziende del credito, compresi apprendisti e lavoratori con contratto a tempo indeterminato, sono chiamati dai sindacati di categoria ad incrociare le braccia per l'intera giornata per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e protestare contro la disdetta dei contratti collettivi di lavoro a partire dal primo aprile decisa dall’Abi, la associazione delle banche italiane. Come se non bastassero le questioni strettamente contrattuali, ad alzare la tensione nel mondo del credito è arrivato anche il decreto di riforma delle banche popolari che, secondo Assopopolari, determinerà tagli ai costi per il personale pari a oltre 1,5 miliardi di euro con una perdita di circa 20mila posti di lavoro. Una perdita che andrebbe ad aggravare ulteriormente il bilancio occupazionale di un settore che, stando ai dati Fisac Cgil, dal 2000 ad oggi ha lasciato a casa circa 40.000 lavoratori. Quattro le manifestazioni: a Milano, Ravenna, Roma e Palermo. La situazione occupazionale del settore è preoccupante. Su circa trecentomila in organico, complessivamente, nelle seicento banche italiane, sarebbero di troppo un terzo dei dipendenti. Non sarà necessario tagliarli domani, ma la prospettiva a tre-cinque anni è, purtroppo, esattamente questa. I poco più di trentamila sportelli bancari «fisici» oggi funzionanti nel Paese sono sempre meno utilizzati. Il diffondersi impetuoso di tablet e smartphone ha avvicinato all'internet-banking fasce di clientela che ancora tre anni fa venivano considerate refrattarie alle nuove tecnologie. Il Quantitative easing appena annunciato dalla Banca centrale europea, deprimendo ulteriormente i tassi di mercato già rasoterra, peggiorerà - paradossalmente - almeno sul breve termine i conti delle banche, perchè il già magrissimo margine d'interesse si ridurrà ancora. Il sindacato Fabi ha lanciato un ultimatum all’Abi. «Ci aspettiamo al massimo entro due settimane un radicale cambiamento nell'atteggiamento e nella politica attuata fino a oggi. In caso contrario, saranno decise unitariamente ulteriori azioni di lotta». Il segretario generale Sileoni ha chiesto anche all’Abi di fare «chiarezza su sponsorizzazioni, consulenze informatiche e di vario genere, gestione e compravendita degli immobili di proprietà delle banche, contratti con società in appalto rispetto al trasporto valori e a rendere noti nomi di quei professionisti e di quelle aziende che hanno contratti superiori ai 100mila euro annui». I sindacati insistono sulla centralità del contratto nazionale e accusano l’Abi di volerlo smantellare sostituendolo con contrattazioni azienda per azienda che determinerebbe enormi disparità di trattaemnto economico e normativo tra i lavoratori. In avvio di trattativa per il rinnovo, poi interrotta, i sindacati hanno anche presentato un documento «per un modello di banca al servizio dell'occupazione e del paese». La mobilitazione, quindi, non si limita ad oggi, se l'associazione guidata da Patuelli non cambia atteggiamento, ritirando le pregiudiziali e avviando un negoziato sulla base di pari dignità per il rinnovo del contratto, «proseguiremo la mobilitazione, che sarà ancora più densa e più dura », avvertono i sindacati.