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Il premier rilancia il Jobs Act sull’Economist

Laura Della Pasqua l.dellapasqua@iltempo.it Tempi stretti per l’approvazione del Jobs Act che dovrebbe uscire da Montecitorio mercoledì prossimo per poi tornare al Senato per il via libera...

Tempi stretti per l’approvazione del Jobs Act che dovrebbe uscire da Montecitorio mercoledì prossimo per poi tornare al Senato per il via libera definitivo. renzi ha già detto che sui decreti attuativi «saremo rapidissimi». Il governo esclude il ricorso alla fiducia ma è un’assicurazione condizionata dall’andamento della votazione che oggi riprende in Aula. Se vi saranno ostacoli dell’ultimo momento la fiducia sarà inevitabile. Sel paventa il rischio e lancia l’avvertimento al governo «a non fare scherzi» perchè ci sono tutte le condizioni per andare avanti senza procedure d’urgenza: «c'è una scadenza prevista, ci sono tempi contingentati e ci sono pochi emendamenti. Tutte condizioni che escludono il ricorso al voto di fiducia». Il capogruppo dei deputati Arturo Scotto attacca Renzi: «Se decidesse di comprimere ulteriormente il dibattito sarebbe da parte sua un atto di grande debolezza. Debolezza politica perchè il Pd avrebbe defezioni sul voto». Il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, ribadisce che «il Jobs Act è solo una scatola vuota di contenuti e soldi. E piena di inutili compromessi. Una legge delega votata con toni trionfali sia da Sacconi sia da Damiano è la prova provata che si tratta di un imbroglio. Ne verrà fuori un pasticcio contro i lavoratori, le imprese, i giovani, il mercato del lavoro e anche contro il buon senso».

Ma Renzi che si sta giocando la credibilità in Europa proprio sulla riforma del lavoro, ieri in un intervento sullo speciale 2015 dell’Economist, è tornato a difendere il provvedimento: «Per l'Italia è una sfida audace e fondamentale. Creare lavoro, specialmente per i giovani, è una sfida urgente per l'Italia e per tutta l'Europa».

Il premier poi rilancia il tema della semplificazione delle tasse che «aiuta a creare ricchezza e a rendere più probabile che si paghi quello che si deve». Renzi quindi sottolinea che «30 milioni di cittadini riceveranno la dichiarazione dei redditi precompilata».

L’obiettivo, dice all’Economist, è di «accelerare il completamento delle riforme strutturali che sono già avviate e di essere più attraenti per i capitali stranieri». Anche l'Europa però «ha bisogno di concentrarsi sulla crescita e il lavoro con convinzione», prosegue il premier. «La nuova Commissione ha dichiarato che darà 300miliardi per cambiare corso. Vogliamo essere sicuri che questo avverrà».

Il Jobs Act piace a Bruxelles che più volte ha sollecitato l’abolizione dell’articolo 18. Va nella direzione indicata dall’Europa anche la disciplina sul reintegro previsto solo per licenziamenti disciplinari ingiustificati mentre per quelli per motivi economici, sarà previsto un indennizzo economico crescente con l'anzianità di servizio.

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