Consulta, Forza Italia propone Caramazza per sbloccare l'impasse
Domani a partire il Parlamento in seduta comune voterà per la quindicesima volta per i due giudici della Corte costituzionale. E l'impasse sembra esserci finalmente sbloccata. La mossa è di Forza Italia, pronta a votare il candidato del Pd, Luciano Violante, se ci sarò accordo sul nome di Ignazio Francesco Caramazza, Avvocato generale dello Stato fino al 2012: potrebbe essere lui “l'asso nella manica” di FI, dopo lo stallo registrato sul ticket Violante-Bruno. Domani si potrebbe andare così finalmente verso una fumata bianca. Ieri il senatore azzurro Donato Bruno, ad oggi candidato del partito di Silvio Berlusconi, gli aveva reso nota la sua disponibilità a fare, se necessario, un passo indietro. “Per me decide Berlusconi”, ha di fatto dichiarato Bruno che, si apprende da fonti di Forza Italia, per il partito resta il relatore della legge elettorale all'esame del Senato. L'avvocato Caramazza, nato a Roma nel 1937 è laureatosi in Giurisprudenza con lode nel 1960, è stato assistente incaricato di Diritto del Lavoro presso l’Università di Trieste e presso l’Università Internazionale di Studi Sociali “Pro Deo”. Procuratore dello Stato dal 1964 al 1967, è stato magistrato della Corte dei Conti e quindi avvocato dello Stato dal 1969 (primo classificato nei tre relativi concorsi). Dal 1983 al 1993 è stato incaricato dell’insegnamento di “administrative comparative law” presso l’Istituto per la Cooperazione Universitaria. Dal 1983 al 1994 è stato Consulente Generale dell’United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute. Dal 1986 al 1996 è stato Segretario Generale dell’Avvocatura dello Stato. E dal 1995 al 1996 è stato Sottosegretario di Stato per l’Interno. Dal gennaio 2002 è Vice Avvocato Generale dello Stato. Domani si rischia la fumata nera, invece, sul Consiglio superiore della magistratura, salvo esiti positivi di contatti in corso che continueranno nelle prossime ore. Per palazzo dei Marescialli, infatti, si è tornati alla necessità di eleggere un componente laico dopo la dichiarazione di ineleggibilità di Teresa Bene.