Tangenti e favori. Bufera su Equitalia Lazio
Con le tangenti cessavano tutti i problemi fiscali. Un nuovo troncone d’indagine della Procura della Repubblica di Roma si abbatte su Equitalia. Nel registro delle notizie di reato è stato infatti segnato il nome dell’ex direttore regionale del Lazio, Alessandro Migliaccio, con l’accusa di corruzione. L’inchiesta è a sua volta uno stralcio dei più ampi accertamenti dei sostituti Stefano Rocco Fava e Francesca Loy, che oggi compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari, chiamato a ratificare i patteggiamenti della «cricca» capeggiata dall’ex funzionario Salvatore Fedele. La posizione dell’allora direttore regionale Migliaccio è sotto la lente dei magistrati, che stanno ricostruendo un nuovo supposto «sistema» corruttivo ben saldo nella struttura laziale di Equitalia. Con le bustarelle si potevano avere rateazione di debiti, revoche di pignoramenti e, più in generale, una specie di angelo custode col compito di monitorare costantemente la posizione del contribuente al fine di «ritardare o ostacolare eventuali procedure esecutive». Il ruolo di Migliaccio è balzato quando gli investigatori della Guardia di finanza hanno ritrovato sul computer del dipendente di Equitalia, Stefano Zampolini, un file denominato «stefano.xlsx». Le Fiamme Gialle hanno trovato anche un appunto sul quale c’era scritto «Disp. Migliaccio». Negli atti si legge che «il file "stefano.xlsx" rivenuto nel pc di Zampolini fornisce un punto della situazione aggiornato delle pratiche dal medesimo trattate con accanto il nominativo del o dei dirigenti che eventualmente ne hanno disposto, richiesto o favorito dall’alto la definizione. Estrapolando le pratiche che riportano accanto il nominativo del citato direttore regionale si ottiene un prospetto che comprende» diverse società che avrebbero ottenuto vantaggi pagando tangenti. Particolare interessante emerge da un interrogatorio di Fedele. L’uomo parla del presunto ruolo di Migliaccio. In particolare, si riferisce a rateazioni in proroga disposte in appena due giorni per un imprenditore di Roma, Maurizio Maestri, titolare di alcuni autosaloni e con debiti pendenti per 4,2 milioni di euro più altri 418mila 246 euro relativi a una seconda società. Secondo le Fiamme gialle, la rateizzazione sarebbe stata data, anche se sulla base della «Direttiva di gruppo n.12/2011 di Equitalia non potevano essere concesse rateizzazioni in proroga di precedenti rateizzazioni concesse dopo il 26 febbraio 2011 e non onorate, come nel caso in esame». In sostanza, «l’intervento di Migliaccio si presume essere stato necessario per superare l’ostacolo della precedente rateazione concessa e decaduta per inadempienza». Fedele, infatti, ha affermato che «ho chiesto la cortesia all’attuale direttore regionale che praticamente aveva preso le pratiche e le aveva affidate a chi di dovere per poterle lavorare».