Chi finanzia i terroristi islamici
Nell’intricata crisi irachena il ruolo delle potenze regionali è centrale per comprendere le potenzialità degli attori in campo e le prospettive di risoluzione di quella che rappresenta la più grave minaccia all’attuale sistema statuale del Medio Oriente. Pur affondando il proprio successo in motivazioni e dinamiche strettamente nazionali, se non locali, l’avanzata dei terroristi dello Stato Islamico è stata favorita dalla conflittualità regionale che è oggi alimentata da due linee di frattura: da una parte, quella - storica - tra sunniti e sciiti e dall’altra, quella più recente che vede il manifestarsi di profonde lacerazioni all’interno del campo sunnita. Se la prima si è innestata con grande facilità sulla già precaria ricostruzione statuale nell’Iraq del dopo 2003, ricostruzione caratterizzata da un processo politico non inclusivo, la seconda è emersa in tutta la sua portata all’indomani delle Primavere arabe e si è manifestata in maniera lampante nel crescente deterioramento dei rapporti tra Arabia Saudita e Qatar. Proprio le benestanti monarchie del Golfo sono oggi chiamate in causa di fronte alla barbarie dell’auto-proclamato Califfato. Un tassello fondamentale nella strategia della feroce compagine di terroristi che mira a conquistare il potere politico come strumento per realizzare obiettivi extra-politici e che nulla hanno a che fare con la religione islamica. Inizialmente sfruttato nel contesto della crisi siriana in chiave anti-sciita e anti-Assad, il sostegno militare ed economico fornito da alcuni stati arabi del Golfo ai combattenti sunniti ha ben presto dato vita a una situazione sfuggita a qualsiasi tipo di controllo. Ciò è testimoniato dal fatto che i paesi in questione, Arabia Saudita in primis, hanno voluto prendere le distanze dal Califfato, i suoi mezzi e obiettivi, nonostante il permanere di una certa dose di ambiguità dovuta al ruolo dei finanziatori privati che continuano a foraggiare i terroristi dello Stato Islamico con scarsi controlli da parte delle autorità pubbliche. Come detto, la situazione è ulteriormente complicata dal permanere di forti contrasti tra Arabia Saudita e Qatar, paesi che hanno spesso sostenuto fazioni distinte e in lotta tra loro quale strumento per guadagnarsi la supremazia regionale. Ciò ha prodotto una crescente frammentazione, radicalizzazione e conflittualità delle forze sunnite che hanno iniziato a dilagare in Iraq provocando devastazione e lo sgretolamento dei fragili equilibri mediorientali.