Loredana De Petris: «Sono l’unico strumento in mano al Parlamento»

Senatrice De Petris, questa storia dell’ostruzionismo non rischia di creare un vulnus negativo nell’attività Parlamentare? Passate la maggior parte del tempo a presentare e discutere emendamenti che non verranno mai approvati, non trova? «Ma sinceramente non concordo. Gli emendamenti si presentano sempre, altrimenti non si riesce a capire come possano fare i parlamentare a modificare un atto o un disegno di legge». Lei però l’ultima volta ne ha presentati poco meno di 6000... «Quello del ddl Boschi era un caso abbastanza specifico legato a una riforma costituzionale alla quale in commissioni non si è potuta fare alcun tipo di modifica. Questa la spiegazione delle tante proposte di variazione. In commissione, infatti, per quanto mi riguarda, ho presentato un numero di emendamenti indubbiamente più basso e non è stato approvato nemmeno uno. Dunque si è trattato di un caso a parte». Però, senatrice, le statistiche dicono che in media vengono approvati il 5% degli emendamenti presentati. Se questi avessero davvero valore, la percentuale non sarebbe molto più alta? «Una percentuale così bassa di approvazione dipende dal fatto che la maggior parte delle attività delle Camere è legata alla conversione dei decreti legge. Quasi sempre, ormai, si fa una lettura sola del testo. La maggior parte delle volte, la legge viene modificata alla Camera e quando torna al Senato viene quasi sempre posta la fiducia. Questo purtroppo è diventato l’iter. Se si sovrappone il numero degli emendamenti a quante volte viene utilizzata la fiducia, ci si rende conto che con questo strumento quasi sempre le proposte di modifica decadono». Questo non avviene sempre, però «In linea generale ormai il 90% dell’attività del Parlamento riguarda la conversione dei decreti legge. In questo caso il numero di emendamenti approvato in generale è sempre abbastanza limitato. Se fossero quasi tutti come la legge di stabilità, la percentuale aumenterebbe moltissimo. Ma anche in quel caso, di solito nella terza lettura il Governo pone sempre la fiducia, che porta a una decadenza degli emendamenti. Insomma, non vi è alcun tipo di rapporto fra la qualità delle proposte di modifica e la loro approvazione». Dunque, si pone la fiducia per non «drogare» i provvedimenti della maggioranza? «Se si fa una ricerca approfondita, si scopre che la grande maggioranza degli emendamenti approvati sono quelli dei relatori o che presenta il governo stesso. Delle proposte dei parlamentari giunte a buon fine, la percentuale è ancora più bassa. Questo è l’elemento negativo degli ultimi anni, per cui in realtà, quella che è la funzione legislativa propria del Parlamento è esautorata dal Governo. Per non parlare della copertura dei provvedimenti». Ci spieghi meglio. «Quasi sempre i testi economici arrivano blindati o addirittura già con scarse coperture. Un esempio, il testo sulla pubblica amministrazione per la quota 96: quando è arrivato in Senato il governo stesso ha presentato un emendamento soppressivo». Insomma, a voi di Sel converrebbe entrare in maggioranza... A proposito, come va il dialogo con il Partito Democratico? «Bene a livello territoriale, male, come al solito, sul fronte nazionale. Stiamo organizzando le primarie dove si terranno le amministrative 2015, ma nulla è cambiato in Parlamento: al di là di chi decide di venire o andar via, la strada di Sel è ben chiara e inequivocabile».