L’ex deputato Mele oggi sindaco di Carovigno rimprovera i dipendenti: chiamatemi onorevole

Pur avendo fatto una sola legislatura al titolo di onorevole non vuole proprio rinunciare. E se la legge autorizza ai parlamentari cessati dall’incarico di fregiarsi del titolo, a lui, Cosimo Mele sindaco di Carovigno, evidentemente non basta. Così ha pensato bene di inviare una comunicazione interna a tutti i dipendenti, protocollata, affinché lo chiamino ancora onorevole. La sua carriera politica è stata spezzata tra il 27 e il 28 luglio del 2007 in una calda notte romana. A tarda ora una ragazza, Francesca Zenobi, venne ricoverata per overdose da cocaina. Giungeva all’ospedale San Giacomo di via del Corso dall’hotel Flora nella via Veneto della Dolce Vita. La donna, una escort, raccontò di aver patecipato con un’altra ragazza a un festino con un deputato dell’Udc. Il giorno dopo quell’uomo venne allo scoperto, negando però di aver fatto uso di droga o di averne ceduta alle ragazze. Quel politico era proprio Cosimo Mele, all’epoca cinquantenne. Si dimise dal partito di Casini, che faceva del proibizionismo, della lotta allo sfruttamento della prostituzione e della tutela della famiglia, le proprie battaglie. Fu costretto a raccontare tutto alla moglie, assumendosi davanti alle propria famiglie le responsabilità di quella notte. In una notte Mele, all’epoca alla prima legislatura, perse tutto. Non fu più ricandidato e ancora oggi sta affrontando gli strascichi giudiziari di quella vicenda. La escort denunciò l’allora deputato per omissione di soccorso e per cessione di cocaina. La prima accusa è caduta. Mele è ora a processo per la seconda. Mentre si è chiusa di recente, proprio agli inizi di marzo, un’altra questione finita nelle aule giudiziarie della capitale: Francesca Zenobi e il suo legale sono stati condannati a un anno e otto mesi di reclusione per una tentata estorsione in danno proprio dell’attuale sindaco di Carovigno, costituitosi parte civile. Secondo i pm la donna avrebbe infatti chiesto al deputato del denaro in cambio di una ritrattazione. Mele ha avuto il coraggio e la forza di ricominciare e di andare avanti. Nel 2009 si è candidato senza successo al consiglio comunale di Brindisi con Alleanza di Centro. Nel 2010 nuovo flop, stavolta alle regionali: candidato in consiglio con Io Sud non è stato eletto. L’anno scorso la sua rinascita politica: si è candidato sindaco nel suo paese, Carovigno (provincia di Brindisi), risultando eletto. Sostenuto da liste civiche e dal Pd, al ballottaggio ha sconfitto con il 53,5% dei voti la candidata di centrodestra Antonia Gentile. «La mia città mi ha sempre voluto bene disse - Adesso ricomincio da qui». Era il giugno 2013: sei anni dopo l’hotel Flora Mele ricominciava a vivere. Però se è ver che Mimmo, come lo chiamano a Carovigno, ha perso tutto, è altrettanto vero che a una cosa non intende proprio rinunciare: il titolo di onorevole. A Mele evidentemente non basta che la legge gli permetta di continuare a fregiarsene (come a tutti gli altri ex parlamentari) nonostante sia cessato dall’incarico. Il sindaco è tiene talmente tanto a essere chiamato onorevole da aver inviato a marzo una comunicazione interna a tutti i dipendenti del Comune, chiedendo di esplicitare il titolo per iscritto nei documenti in uscita dal palazzo che recano la sua firma. «Dalla data odierna – si legge nella nota – tutti i documenti in uscita a firma del Sindaco, devono contenere il titolo di Onorevole». La comunicazione interna, non soggetta a pubblicazione, è però finita nelle mani di qualche consigliere di opposizione. Ed effettivamente, in calce a tutti i documenti redatti successivamente al 26 marzo, data di entrata in vigore della nuova disposizione, l’abbreviazione «on.» precede il nome di Mele. Ma viene barrata a penna per risultare cancellata.