Per i portaborse spiragli di assunzione

Per i cosiddetti portaborse e comunque per tutto il personale più o meno precario che ruota attorno ai gruppi parlamentari, potrebbe essere arrivato il momento giusto per essere regolarizzati. La chiave d’accesso all’ambita collocazione è contenuta in un emendamento al disegno di legge di riforma costituzionale che oltre a introdurre il ruolo unico per i dipendenti dei due rami del Parlamento contiene anche una norma che istituzionalizza le regole dei contratti di lavoro per i gruppi parlamentari. Vediamo meglio. «Le Camere - si legge nell’emendamento - definiscono di comune accordo le norme che regolano i contratti di lavoro alle dipendenze delle formazioni organizzate dei membri del Parlamento, previste dai regolamenti». Questo significa che le regole dei contratti di lavoro per quanti sono alle dipendenze dei gruppi parlamentari, ovvero per il personale precario (di solito con contratto che dura per una legislatura, nel migliore dei casi, ma può anche avere decorrenza inferiore) sarà definito dalle Camere. La formulazione, fanno notare alcuni esperti, è volutamente generica e quindi si presta ad una ampia imterpretazione che potrebbe anche includere la possibilità per i due rami del Parlamento di decidere la regolarizzazione del personale precario. La questione di questo personale «invisibile» perché non contrattualizzato dura da sempre e diversi sono stati i tentativi di risolvere la situazione. Nel 2011 su 630 deputati solo 230 avevano assunto regolarmente un assistente. E gli altri? Non pervenuti. Eppure in busta paga i parlamentari ricevono una quota destinata alle spese per «l’esercizio di mandato», specificamente riservata ai collaboratori. Per i senatori si tratta di 4.180 euro mensili, mentre i deputati ne intascano 3690. Soldi liquidi che entrano nelle disponibilità dell’onorevole il quale ha poi obbligo di rendicontare solo il 50%. Mentre negli altri paesi europei e nello stesso Europarlamento ai membri degli staff parlamentari viene riconosciuto uno status con annesse regolamentazioni, in Italia non c’è un albo nè un inquadramento professionale.