L’ira di Emis Killa: «È stato frainteso»
«Conoscendolo penso che abbia difeso gli extracomunitari piuttosto che attaccare gli italiani». Emis Killa non ha mai ascoltato la canzone «incriminata» ma conosce Amir e pensa che le polemiche scatenate dalla sua «Ius Music» siano state probabilmente provocate da un fraintendimento di fondo. Intanto il rapper di Vimercate sarà questa sera a Roma, impegnato nel concerto in programma alle 22 a Villa Ada. Emis Killa, cosa pensa delle polemiche scatenate dal testo di «Ius Music» di Amir? «La canzone non l’ho mai sentita ma, conoscendo Amir, mi resta difficile pensare che abbia potuto attaccare gli italiani. Al massimo avrà fatto una difesa degli extracomunitari. In ogni caso ascolterò la canzone e mi farò un’idea più precisa». La sua canzone «Maracanà» è il tormentone dell’estate ed è diventata la colonna sonora dei Mondiali in Brasile. Qual è stato il segreto per arrivare a tanto? «Sky mi ha chiesto una canzone che fosse orecchiabile e che potesse funzionare anche in televisione. Al resto ci abbiamo pensato io e Big Fish». Quella canzone contiene anche un riferimento alle difficoltà sociali dei giovani brasiliani o sbaglio? «La prima strofa parla proprio di questo. Racconta una realtà difficile e parla del desiderio di costruirsi un futuro uscendo dalle favelas». Come giudica nel complesso il suo album «Mercurio»? «Sono brani che ho scritto in circa un anno di lavoro. Ero al secondo album e, attorno a me, c’erano tante aspettative. Sono brani introspettivi e raccontano quello che mi ronzava in testa in quel momento». «Se penso al rap» è una canzone molto aggressiva. Da dove nasce tutto questo rancore? «È uno sfogo contro il sistema. Nel momento in cui l’ho scritta ero circondato da molto lavoro e poca passione. Promozione, interviste e tutto il resto non sono certo la parte più divertente del nostro lavoro. Ora, invece, sono riuscito a trovare un nuovo equilibrio tra lavoro e passione». Stasera inizierà la sua nuova tournée proprio da Roma. Come si sta preparando all’appuntamento? «Sarò sul palco con un deejay e ci sarà tanto divertimento condito da tanti brani ballabili». La fama appena conquistata la condiziona nel suo lavoro? «Mi condiziona eccome ma è sempre come se fossi all’inizio del mio percorso artistico». Oggi che consiglio si sentirebbe di dare ai ragazzi che sognano di fare del rap il proprio lavoro? «Ci vuole tanta concentrazione. Ma la cosa più importante è fare la musica col cuore piuttosto che con la testa. È questa è la cosa principale».