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I gay di destra: «Adozioni? No, si rispettino i bambini»

Enrico Oliari, presidente di Gaylib - l’associazione delle persone omosessuali che si riconoscono nel centrodestra - resta scettico di fronte all’apertura di Berlusconi. Ma invita tutti a non fraintendere le parole dell’ex premier: «Non seguiamo le prese di posizione della sinistra, ci sono soluzioni a questi temi più vicine alla nostra tradizione». E, di conseguenza, boccia l’ipotesi adozioni: «Una coppia dello stesso sesso non è idonea allo sviluppo di un bambino».

Oliari, si aspettava la svolta di Berlusconi?

«Assolutamente no, sono rimasto scioccato. Dopo anni in cui ci si è limitati alle barzellette, finalmente è stato detto qualcosa di più vicino alle nostre tematiche. Va specificato che la politica italiana tutta - non solo Berlusconi, ma anche il centrosinistra - è palesemente indietro rispetto al resto d’Europa. Il riconoscimento delle coppie dello stesso sesso è ormai previsto in tutta l’Europa occidentale tranne che in Italia. Siamo stati superati persino dal Sudafrica e da paesi del Terzo mondo».

Si fida di Berlusconi?

«Non so quanto le sue parole siano sincere. Certo, quando si dice di voler fare una rivoluzione liberale, questa rivoluzione parte anche dal riconoscimento dei diritti dei gay. Invece in tutti questi anni c’è stata una chiusura totale rispetto alle nostre istanze, così come su tutte le tematiche etiche. Meglio tardi che mai... Ma devo aggiungere che Gaylib non è mai stata coinvolta dai nostri partiti. Si fa presto a dire "apriamo ai gay" quando si è all’opposizione».

Nessun contatto neanche nelle ultime settimane?

«Qualcosa si sta muovendo. Di certo dispiace che persone provenienti dalla nostra area politica abbiano deciso di iscriversi a un’associazione di sinistra come l’Arcigay. Dal canto mio, spero che l’apertura si trasformi in qualcosa di più concreto e che si apra una fase di confronto con le formazioni politiche di centrodestra. Finora è mancata anche questa possibilità».

Non crede che il comunicato di Berlusconi sia stato troppo vago?

«No. Io credo che qualsiasi tematica possa essere affrontata fornendo soluzioni di centrodestra. Non è necessario ripetere le cose che si dicono a sinistra. Quelle associazioni sono su posizioni molto radicali, penso al matrimonio, alle adozioni. Invece ci sono soluzioni adottate in tanti paesi - Austria, Germania, Svizzera - che prevedono il riconoscimento delle coppie gay senza dover cambiare il nostro impianto culturale che risente della forte presenza della Chiesa».

Quindi nessuno spazio alle adozioni?

«Nel nostro ordinamento giuridico neppure le coppie eterosessuali hanno il diritto di adottare. Semmai, possono essere considerate più o meno idonee alle adozioni. Lo Stato, invece, prevede il diritto del minore a essere adottato. Di fronte a questa impostazione, il problema neanche si pone. Perché è difficile che un giudice possa ritenere idonea una coppia con due persone dello stesso sesso. Lo sviluppo di un bambino prevede una serie di processi identificativi - mi viene in mente il complesso di Edipo - difficilmente conciliabili con una coppia omosessuale».

Non è un ragionamento anacronistico? All’estero è consentito.

«No, non è anacronistico. L’adozione è stata permessa in Spagna - non senza polemiche vibranti - e in pochissimi altri Paesi. I diritti che noi reclamiamo sono molto più elementari: assistere il proprio partner in ospedale, andarlo a trovare in carcere. Cominciamo a parlare di questo, poi passiamo al resto. Anche perché i detrattori di questa "rivoluzione liberale" non avrebbero problemi a ritorcerci nuovamente i bambini contro».

Tema reversibilità delle pensioni: non c’è il rischio di sfasciare le casse dello Stato?

«Se io mi sposo con una donna la reversibilità della pensione è prevista. Cosa cambia se mi sposo con un uomo? Sono soldi che io ho versato allo Stato, per i quali io ho lavorato, non pretendo mica qualcosa che non mi appartiene».

Come andrà a finire?

«Io spero che tutto questo non si limiti alla polemica di qualche giorno. La società è cambiata. Quando io ho cominciato la militanza gay, nella mia città eravamo in cinque a essere usciti allo scoperto. Ora è una cosa normalissima. Mi fa paura chi parla di famiglia tradizionale. Non è mai esistita nella storia. Penso a mio padre: aveva undici fratelli. Ora un caso del genere finirebbe sui giornali. La società si evolve di continuo. E se proprio si vuol parlare di famiglia tradizionale, bisogna riconoscere che se non si fanno più figli è colpa della crisi economica, non di altro. Si incominci ad affrontare quel problema invece di colpevolizzare i gay».

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