Clini, la moglie e le fatture milionarie
Il fascicolo è quello «per la vicenda dei conferimenti incarichi professionali a vantaggio di Marina Hauser», moglie dell’ex ministro Corrado Clini, anche lui indagato per associazione a delinquere e corruzione. Ammontano a centinaia di migliaia di euro le consulenze concesse dal Ministero dell’Ambiente alla consorte dell’allora esponente del Governo Monti. Tutto è riassunto in alcune informative investigative trasferite per competenza dalla Procura della Repubblica di Ferrara a quella di Roma. Due inchieste, nei rispettivi uffici, che svelano un intricato «sistema» di sottrazione di fondi pubblici del Governo destinati a progetti internazionali, ma rientrati in parte in conti correnti cifrati in Svizzera, riconducibili anche a Clini. Ma il capitolo, tutto da esplorare, riguarda proprio gli incarichi alla signora Hauser. Si tratterebbe di lavori concessi grazie all’intercessione sia del marito sia di altri soggetti che avrebbero avuto un ruolo in tutto il meccanismo delineato dalle indagini in corso. Stando alla ricostruzione finora compiuta dalla Procura di Roma, ben 214 milioni di euro di fondi destinati a finanziare opere in Cina (200 milioni) e Montenegro (14 milioni), sarebbero solo in parte rientrati su conti correnti cifrati in Svizzera, grazie a un supposto giro vorticoso di false fatturazioni emesse da imprenditori italiani, le cui sedi societarie sono in quei Paesi, oltre che di tangenti. Le acquisizioni documentali compiute dal Nucleo speciale spesa pubblica della Guardia di finanza, al comando del generale Bruno Bartoloni, avrebbero avuto lo scopo di trovare riscontri a quanto il sostituto Alberto Galanti - titolare dell’indagine romana - ha già ampiamente ricostruito, anche se al momento l'inchiesta è in una fase preliminare. Ma un dato sembra essere confermato: il «sistema» delineato da questa inchiesta sembrerebbe ricalcare quello svelato dalla Procura di Ferrara, che a maggio scorso ha mandato Clini ai domiciliari per fatti simili. Sono stati gli investigatori del comando provinciale della Guardia di finanza di Ferrara, alla guida del colonnello Sergio Lancerin, a chiarire - assieme alle autorità olandesi e svizzere - le modalità del meccanismo attuato per impadronirsi delle «somme erogate dal Governo italiano», come è annotato negli atti investigativi. Ben 3,4 milioni di euro dei 54 destinati a finanziare il progetto New Eden, la «torta» che si sarebbero spartiti Clini e l’ingegnere di Ferrara Augusto Calore Pretner, socio della Med Ingegneria srl, che rientra nel consorzio Nature Iraq, il quale ha percepito 54 milioni del Ministero dell’Ambiente assieme alla statunitense Iraq Foundation. Ed è proprio da questi due colossi imprenditoriali che è partito un supposto giro di false fatturazioni che hanno interessato società sparse in tutto il mondo. I 3,4 milioni sarebbero confluiti «nei conti correnti intestati a Nature Iraq e Iraq Foundation; dai medesimi conti - si legge negli atti investigativi - erano partiti i bonifici con cui dette società pagavano le fatture emesse nei loro confronti dalla Gbc». Le somme «versate da Gbc e Nature Iraq e Iraq Foundation, attraverso il passaggio sul conto di Orient Invest ltd, pervenivano dapprima sul conto corrente svizzero intestato a Coolshhade Enterprise e, attraverso l’ulteriore passaggio di Limecross Limited Tortola, sui conti correnti nella disponibilità di Pretner, codice “Sole”, Clini, codice “Pesce” e Mascellani, ora deceduto, codice “Schiavo”». Nelle tasche di Clini e di Pretner, invece, sarebbero entrati 2 milioni 30 mila attraverso otto bonifici «sorretti da un castello di fatture false» che «si risolvevano in dazioni di denaro prive di reale causa lecita al solo fine di consentire il trasferimento sul conto svizzero presso Ubs Lugano Bank del denaro proveniente dai fondi erogati dallo Stato italiano». Secondo i magistrati di Ferrara, l’ex ministro dell’Ambiente e gli altri indagati «hanno messo in atto un complesso e sofisticato meccanismo, preordinato all’appropriazione di denaro pubblico, conseguendo ingenti profitti», sottolineando, tra l’altro, anche che «il pericolo di reiterazione del reato s’individua nella già reiterata condotta criminosa protrattasi nel tempo e “naturalmente” tesa alla ripetizione».