Sequestrati il Salaria Village e le 9 società di Anemone
Flussi finanziari per 30 milioni di euro, finiti per foraggiare in una galassia di società del Gruppo di Diego Anemone. Denaro pubblico, percepito grazie all’illecita manipolazione degli appalti milionari dei Grandi Eventi, che hanno consentito all’imprenditore una scalata senza precedenti grazie ad Angelo Balducci, ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Questa la ricostruzione sulla quale la Procura della Repubblica di Roma ha chiesto e ottenuto dal Tribunale l’emissione di una misura di prevenzione patrimoniale del valore di 200 milioni di euro. Una specie di sequestro – che segue una via diversa rispetto a quelli compiuti nel corso dell’indagini penali – e che si basa sull’applicazione del Codice Antimafia. In sostanza, quando c’è il fondato motivo di ritenere che una ricchezza sia stata accumulata attraverso i reati (anche se non ci sia stata sentenza passata in giudicato), la Procura può chiedere una misura patrimoniale, che dopo un iter giudiziario porta alla definitiva confisca. Così è stato per Anemone, che ieri si è visto porre sotto sequestro il Salaria Sport village. PATRIMONI ILLECITI D’altronde con il procuratore capo Giuseppe Pignatone, la strategia della Procura della Repubblica di Roma è anche quella di «aggredire i patrimoni illeciti, quelli mafiosi, ma anche quelli accumulati dai cosiddetti "colletti bianchi", così come prevede il Pacchetto sicurezza del 2008». La misura nei confronti di Anemone segue quella già eseguita a gennaio nei confronti di Balducci, cui furono posti i sigilli a una villa in Toscana, a Montepulciano. «Secondo le risultanze - ha analizzato Pignatone - per molti anni (a partire dal 1999, ndr) Anemone si è aggiudicato appalti con sistemi illeciti. Loro stessi, nelle intercettazioni, parlavano di un "sistema gelatinoso degli appalti"». Il procuratore, inoltre, ha spiegato che «sono due gli elementi che ci hanno consentito di impostare la richiesta di misura patrimoniale»: l’esistenza di una galassia di società costituite con soldi provento di reato (la manipolazione degli appalti) e i finanziamenti piovuti su altre società. Un sistema, ha concluso Pignatone, «che incide negativamente sulla libera concorrenza e sulle regole di mercato». GALASSIA SOCIETARIA Così, stando ai precisi accertamenti della Guardia di finanza di Roma, al comando del generale Ivano Maccani, questa forma di «inquinamento» ci sarebbe stata. Si è appurato, come si legge negli atti, che «parte rilevante degli ingentissimi proventi derivanti dall’affidamento alle imprese del Gruppo Anemone di appalti pubblici» grazie a Balducci, sia stato «utilizzato per costituire e finanziare la Società sportiva romana srl, la Salaria sport village srl, la Salaria beauty center srl» e le società sportive «Salaria nuoto, Salaria tennis, Saria sport village, Circolo canottieri salaria, Fc Fidene», oltre alla «River cafè». In particolare, «gli approfondimenti hanno permesso di accertare come Diego Anemone e Filippo e Lorenzo Balducci, figli di Angelo, abbiano costituito la Società sportiva romana in data 19 maggio 2004 e la Salaria sport village in data 9 dicembre 2004», facendo confluire in esse denaro frutto degli appalti illeciti. MERCIFICAZIONE È lo stesso Tribunale di Roma a fare un’analisi precisa dei riscontri. Perché - è annotato negli atti - si desume «la sistematica commissione di reati contro la Pubblica amministrazione e illeciti tributari a far data dall’anno 1999, fino ad aver ideato e costituito un vero e proprio sistema inquinato nell’assegnazione degli appalti in materia Grandi Eventi». In particolare, emerge «la mercificazione delle pubbliche funzioni del Balducci e di altri pubblici funzionari anche di altissimo livello in senso alla Protezione civile e ai Servizi segreti, destinatari di prebende finalizzate alla realizzazione del programma criminoso». Così sono stati svelati vari presunti scambi, come «l’acquisto dell’appartamento in via del Fegutale» per Scajola.