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Salvini: «Lo confesso, Roma è stupenda. Sognavo Totti, amo cacio e pepe»

Via Carlo Bellerio, 41. Sede della Lega Nord. Il segretario non è un fiume in piena, più pacato rispetto al passato

Via Carlo Bellerio, 41. Sede della Lega Nord. Per chi è nato e vissuto a Roma come me, una sorta di battesimo del fuoco. Alberto da Giussano svetta ovunque con la sua spada protesa verso il cielo, un cielo che dopo gli addii della famiglia Bossi sembra volgere al sereno. Nelle orecchie ho i tanti "Roma ladrona" e il "Va pensiero" di Verdi, davanti agli occhi mi trovo Matteo Salvini. L’uomo nuovo della Lega Nord, il quarantenne che sta cercando di riportare a nuovi livelli di credibilità e affidabilità politica il Carroccio. Camicia fuori dai pantaloni, jeans e clarks e un orecchino che ricorda quasi Nichi Vendola. Il suo studio spartano ed essenziale, ha alle pareti le foto degli figli e quelle con Bossi e Maroni. Sciarpe del Milan e bandiere leghiste sembrano essere distribuite in egual misura. È un torrente Salvini, non un fiume in piena. Più pacato rispetto al passato, ma comunque deciso a portare fuori il nostro Paese dall’euro e dall’Europa dei banchieri. Punta alla secessione sempre, ma con garbo. Ha il nord fisso in testa, ma la sua agenda e i suoi impegni scivolano verso sud. I-Pad fisso tra le mani, mi dice stupito: «Sai che la seconda città di gente che mi segue su Facebook è Roma?».

Salvini, com’è fare il segretario federale della Lega?

«Entusiasmante, impegnativo, un ruolo che mi impegna 18 ore su 24, da nord a sud e la cosa che non mi aspettavo era proprio la presenza del sud e del centro. Mercoledì vengo ad inaugurare una sede a Roma, giovedì a Città di Castello e ho eventi sull’euro a Lamezia Terme, a Taranto, Cagliari e Salerno. La nostra battaglia "no euro" e "no immigrazione" crea consensi in ogni parte del Paese. E questo è un grande segno di discontinuità rispetto al passato».

In molti pensavano che senza Bossi e Maroni la Lega non avrebbe avuto alcun tipo di futuro. E invece…

«Umberto Bossi e Roberto Maroni sono due grandi. I loro meriti, oltre le polemiche, sono noti. Bossi ha creato tutto e Maroni è stato il miglior ministro dell’Interno di sempre. La forza della Lega sono più di ventimila militanti e quindi è la squadra. Mentre Matteo Renzi è l’uomo solo al comando, noi siamo in tantissimi».

Lo ha incontrato Renzi?

«Quando ci furono le consultazioni gli ho chiesto cosa pensasse di Euro, Europa e immigrazione e siamo agli opposti. L’unico merito che gli riconosco è aver segato la Kyenge e aver cancellato il ministero dell'Integrazione».

Le manca un po’ la Kyenge?

«No! Non mi manca. Mi mancano le sue esternazioni, ma noi per un anno a bbiamo sostenuto che era un ministro inutile e ci dicevano che eravamo razzisti, poi è arrivato il Pd e lo ha segato».

Prima il cavallo di battaglia era la secessione, ora l’uscita dall’Euro, ma non rischiate di essere il partito delle cause perse?

«Ho vinto il congresso con lo slogan "Futuro è indipendenza", perché da europarlamentare vedo che voteranno in Catalogna e in Scozia per l’indipendenza, in Crimea hanno appena fatto un referendum, in Veneto (oltre le cose on-line) c’è in Regione una mozione per farla divenire a statuto speciale. Io ci credo. La storia va in quella direzione».

Avete lanciato cinque referendum per l’abrogazione delle leggi Fornero, Merlin, Mancino, delle Prefetture e per chiudere le porte dei concorsi pubblici agli immigrati. Renzi si è detto disponibile ad appoggiarne qualcuno?

«Sulla riforma Fornero penso che siamo d’accordo tutti quanti che vada abrogata, sulla legalizzazione della prostituzione noi siamo in prima linea da quindici anni e forse per colpa del perbenismo e del Vaticano non è ancora divenuta realtà e spero che Renzi ne firmi almeno uno per dimostrare apertura mentale».

Ma questi alleati della Lega, Berlusconi, Alfano, Casini, sono un po' scomodi?

«A livello locale lavoriamo molto bene, le scelte politiche nazionali sono incomprensibili. Cancellare il reato di immigrazione clandestina, per un movimento di centrodestra come Forza Italia, mi sembra veramente incredibile».

In questo nuovo corso della Lega, c’è spazio anche per Mario Borghezio?

«Abbiamo il Consiglio Federale l’11 aprile. Stiamo raccogliendo i nomi della singole regioni e poi facciamo le liste».

Però lo ricandidate…

«Vediamo cosa arriva dalle regioni…vediamo. Non farmi mettere le mani avanti e indietro. Siamo federalisti».

Nella nuova Lega però certe affermazioni, mi consentirà Salvini, sono fuori luogo…

«Ma non solo quelle di Borghezio, anche molte mie dichiarazioni. Basta chiedere scusa e stop».

Nonostante tutto però, il grande capo è sempre Berlusconi.

«Cheapeu. Il grande problema di Berlusconi è che dopo di lui: boh. Mi sembra che FI sia in grande difficoltà».

Domani mattina ci sono le elezioni. Da soli o con tutto il centrodestra?

«Su questi presupposti sarebbe difficile correre insieme. Non mi bastano più le alleanza costruite sul nemico da abbattere».

E Beppe Grillo?

«Il problema di Grillo è quello di passare dalle parole ai fatti, sull’euro abbaia ma non morde, ha smantellato la Bossi-Fini e a livello territoriale, lo vedo su Milano e sulla Regione Lombardia non c’è una proposta costruttiva che sia una, non basta dire "Vaffanculo"».

In Europa va meglio. Vi alleate con Marie Le Pen.

«Ci alleiamo sui tre temi cardine: stop euro, immigrazione di massa e la difesa della famiglia tradizionale. La stiliamo la prossima settimana».

Però la Le Pen si allea anche con Fratelli d’Italia-An, quelli che hanno votato tutto il fiscal compact e le misure di austerità. Le dà fastidio ritrovarli lì?

«Sono stati nel Ppe, il partito della Merkel. Se uno è stato anni compagno di partito della Merke è difficile che si rifaccia una verginità. Se si riconvertono al "no euro" siamo felici».

Facciamo un attimo le pagelle. A Laura Boldrini quanto gli mette?

«Non classificata. Imbarazzante. La peggiore presidente della Camera della storia. Anche peggio di Gianfranco Fini».

Pietro Grasso, presidente del Senato?

«Mi sono ricordato che esiste quando ha detto di no a Renzi. Un "sei" sulla fiducia».

Enrico Letta?

«Poverino. "Sei" per come è stato accoltellato alla schiena. Non mi piacciono quelli che colpiscono alle spalle. Poi è anche del Milan».

Maria Elena Boschi?

«Per la forma "otto". Anche "otto e mezzo". Sulla sostanza pensare che dopo De Gasperi ed Einaudi c’è la Boschi è preoccupante. Mettere il Senato in mano sua la vedo una cosa ardua. Non sempre giovane è meglio, alle volte ci sono dei settantenni che sono più svegli dei ventenni».

Andiamo al rapporto con Roma, caro Salvini.

«Vai, ci sto».

Ha visto "La grande bellezza", che ne pensi?

«Un film pallosissimo. Belle ambientazioni, ma il film mi ha annoiato a morte».

Qual è la cosa che le piace di più di Roma?

«La città è stupenda».

E i romani?

«C’è romano e romano, così come c’è milanese e milanese. Devo dire che i tassisti di Roma sono uno spettacolo. Eccezionali. Poi se, come nel mio caso, stai a Roma un giorno alla settimana non hai tempo di vedere molti ambienti».

Come è amministrata?

«In maniera folle. Marino è peggio di Pisapia ed è addirittura peggio di Alemanno. Molti romani mi dicono che non avrebbero mai pensato di rimpiangerlo».

È del Milan?

«Sono del Milan. Vado quando posso allo stadio, ho ancora la tessera della Fossa dei Leoni e la mia rivale è l’Inter. Lazio e Roma vengono dopo».

E su Francesco Totti, tanto bistrattato al Nord?

«Totti lo avrei voluto al Milan. Quando si vociferava di un suo passaggio in rossonero avrei fatto carte false per averlo».

Sulla cucina?

«Il mio piatto della cucina romana che adoro è la cacio e pepe».

Va da Eataly?

«Non metterò mai piedi lì dentro. A me i radical chic mi stanno sullo stomaco. Piuttosto me ne vado in un’osteria e mi mangio la cassoeula».

Finirà anche questa campagna lessicalmente aggressiva con "Roma ladrona"?

«Non è mai stata contro i cittadini».

Se dico "Roma ladrona" mi riferisco a Roma e a chi la abita no?

«Se le istituzioni fossero stati a Milano, avremmo detto "Milano ladrona"».

Quindi si impegna a non scrivere più "Roma ladrona" sui manifesti?

«Si, ormai siamo passati a "Basta euro"».

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