Arrestato Nicola Cosentino
L'ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, i fratelli Giovanni e Antonio, sono stati arrestati sul mandato del gip del Tribunale di Napoli per estorsione, concussione, illecita concorrenza con violenza e minaccia, calunnia, favoreggiamento personale e riciclaggio, tutti reati aggravati dal metodo mafioso. I fratelli Cosentino sono titolari di aziende per la distribuzione di idrocarburi. Mandato d'arresto anche per Pasquale e Antonio Zagaria (fratelli del boss Michele) e Patrizio Sagliocchi. Sono complessivamente dodici gli indagati raggiunti da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere (oltre ai già citati: Luigi Letizia, funzionario della Regione Campania. Vincenzo Schiavone, Giacomo Letizia e Vincenzo Falconetti, funzionari dell'ufficio tecnico del Comune di Casal di Principe. Giovanni Adamiano e Bruno Sorrentino, dipendenti della Q8 Petroleum Italia. Enrico Reccia, coinvolto in relazione a un tentativo che sarebbe stato messo in atto da Giovanni Cosentino per screditare un concorrente in affari della propria famiglia) e sette quelli finiti ai domiciliari. L'INDAGINE L'indagine è partita nel 2011 e ha ricostruito illeciti nella gestione degli impianti di distribuzione carburanti da parte della Aversana Petroli, Aversana Gas e Ip Service, società dei fratelli Cosentino. Secondo il pm di Napoli i fratelli Cosentino, in concorso con dirigenti pubblici, funzionario della Regione e del Comune di Casal di Principe, e complicità di funzionari della Q8, hanno ottenuto rapidamente il rilascio di permessi e licenze per costruire impianti, anche quando esistevano cause ostative. Inoltre, avrebbero costretto amministratori e funzionari pubblici locali a impedire o rallentare la costruzione di impianti di aziende concorrenti anche con atti amministrativi illegittimi. Nella ricostruzione dei magistrati napoletani hanno contribuito anche collaboratori di giustizia e l'acquisizione di documentazione sull'apertura di due impianti di distribuzione di idrocarburi al Comune di Casal di Principe e in quello di Villa di Briano. Fondamentale è stata la collaborazione con la polizia giudiziaria di Luigi Gallo, titolare di una stazione di servizio in costruzione a Villa di Briano. Gallo aveva ottenuto la licenza per l'apertura di un impianto di carburanti, licenza che di fatto impediva ai fratelli Cosentino di averne una analoga a 5 chilometri di distanza. Per ottenerla ugualmente, i tre hanno indotto Vincenzo Schiavone e Vincenzo Falconetti, dirigenti dell'Utc di Casal di Principe, a rilasciare comunque all'Agip Petroli, società partner dei Cosentino, un'autorizzazione edilizia. A Giovanni Cosentino contestata anche l'accusa di riciclaggio, con il meccanismo del cambio assegni di provenienza illecita con denaro contante, così come raccontato da esponenti di primo piano del clan che hanno consegnato a lui titoli di credito anche post datati, frutto di estorsioni e usura, per avere contante. Arrestato anche un imprenditore di Villa Literno, Michele Patrizio Sagliocchi, cui sono contestate due ipotesi estorsive, la prima per una tangente di 10 milioni di lire per il lavoro di scavo dell'impianto di Gallo affidato su imposizione a ditte degli Zagaria per 100mila euro e un tentativo di costringere Gallo a mantenere la società con lui nonostante questi avesse deciso di lasciala per le richieste estorsive degli Zagaria. Oltre agli arresti, eseguite perquisizioni a carico di altri indagati. Tra gli episodi oggetto di indagini, quello in cui Nicola Cosentino, insieme a Maria Elena Stasi convocarono in prefettura il sindaco di Villa Briano, Raffaele Zippo, per intimargli di rimuovere dal suo incarico di tecnico comunale un geometra che aveva contribuito al rilascio dell'autorizzazione a Gallo e poi aveva resistito alle intimidazioni dei Cosentino e di Luigi Letizia. Le pressioni indebite sul sindaco continuarono e anche sui funzionari comunali perché revocassero l'autorizzazione. Antonio Cosentino presentò anche una denuncia su presunti abusi dell'amministrazione comunale di Villa Briano per favorire Gallo, poi archiviata. Episodi analoghi sono stati ricostruiti durante le indagini, appurando la posizione di vantaggio sul mercato dei Cosentino, grazie anche alla posizione politica dell'ex parlamentare Nicola e il loro rapporto di collaborazione con il clan dei Casalesi. RAPPORTO CON I CASALESI Cosentino vanta un rapporto stabile con il clan dei Casalesi, tanto che i vertici del clan avevano imposto agli affiliati il divieto di estorsioni ai danni degli impianti riconducibili a lui. È quanto sostiene la Dda (Direzione distrettuale antimafia). Dalle indagini che hanno portato all'arresto di Nicola Cosentino è emerso che l'ex parlamentare, anche nel periodo in cui era ai domiciliari, avrebbe avuto contatti telefonici con esponenti politici di primo piano. Al centro della tesi degli inquirenti, alcuni recenti tabulati telefonici che danno atto dei frequenti contatti di Cosentino con importanti esponenti della politica e delle istituzioni locali e nazionali, comprovandosi in tal modo - sottolineano gli inquirenti - il persistente svolgimento, da parte dello stesso, di attività politica. IL PRECEDENTE Quello di stamane è il secondo arresto in poco più di un anno per l'ex coordinatore regionale del Pdl. Cosentino, infatti, il 15 marzo 2013 si presentò, accompagnato dai suoi legali, al carcere napoletano di Secondigliano: su di lui pendeva un'ordinanza di custodia cautelare emessa nell'ambito dell'inchiesta denominata "Il Principe e la Scheda Ballerina". Dopo alcuni mesi trascorsi nel carcere di Secondigliano, a Cosentino il 12 giugno furono concessi gli arresti domiciliari, dapprima in una villetta del comune di Sesto Campano, in provincia di Isernia, e successivamente nella sua abitazione di Caserta. L'otto novembre scorso Cosentino, su decisione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è tornato in libertà. Cosentino è imputato nel processo sul presunto reimpiego di capitali illeciti in relazione alla costruzione, mai avvenuta, di un centro commerciale a Casal di Principe.