Governo Renzi, la Camera dà la fiducia
Un'altra maratona parlamentare per dare all'Italia un nuovo governo. Dopo la fiducia incassata ieri al Senato (169 i “sì”, 139 i “no”), dove i numeri sono più risicati, Matteo Renzi si è presentato oggi a Montecitorio. La Camera con 378 “sì”, 220 “no” e un astenuto ha dato il via libera all'era Renzi a Palazzo Chigi. Un voto in meno di Letta, che aveva avuto 379 "sì". Il governo entra adesso nel pieno delle sue funzioni. La giornata a Montecitorio è stata calda. Ad inaugurarla un tweet del presidente del Consiglio intorno alle sette del mattino: “Ok il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio. Domani scuole, lavoratori, imprenditori, sindaci a Treviso. #lavoltabuona”. Renzi conferma così il suo impegno a recarsi ogni mercoledì in una scuola del Paese, come ha annunciato ieri nel suo discorso programmatico a Palazzo Madama. Ma come al Senato, anche alla Camera i grillini hanno fatto barricate. Prima è arrivata la notizia che Roberta Lombardi, deputata del Movimento 5 Stelle, ha querelato la presidente della Camera, Laura Boldrini, per aver definito i parlamentari pentastellati dei potenziali stupratori. Poi Luigi Di Maio, vicepresidente grillino della Camera, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook i biglietti scambiati con Renzi, nei quali il premier chiedeva ai 5 Stelle la possibilità di un confronto sereno su temi concreti “nell'interesse dei cittadini”, al di là dell'opposizione dura e senza possibilità di dialogo che secondo Renzi i pentastellati hanno messo in atto per esigenze “di comunicazione”. Si è irritata poi Laura Boldrini quando Carlo Sibilia, subito richiamato all'ordine dalla presidente, se ne è uscito dicendo: "Tu, Matteo Renzi, e il ministro Padoan siete figli di troika. I punti del programma di governo erano infatti contenuti già molti mesi fa in un documento della Ubs". Michaela Biancofiore, Forza Italia, berlusconiana di ferro, ha detto che Renzi è "gagliardo", e che "non è radical chic, parla alla pancia del Paese come noi". Piccola apertura degli azzurri, che hanno confermato la linea dell'opposizione "responsabile". Renato Brunetta, capogruppo Fi a Montecitorio, nel suo intervento ha detto: "Oggi, presidente del Consiglio, presidente del Consiglio di tutti gli italiani, si è comportato ancora come uomo di partito. Noi oggi le diciamo di 'no'. Non un 'no' ancorato a un pregiudizio, ma a certi fatti dei quali lei non ha ancora voluto dare spiegazioni. Alludiamo al colpo di Palazzo che l'ha portata qui oggi". Ma segnali di freddezza, se non critiche aperte, per Renzi sono arrivati anche da dentro il suo partito. L'arrivo di Bersani e di Letta in Aula non ha lasciato possibilità di fraintendimento. L'ex segretario del Partito Democratico al suo ritorno in Parlamento, dopo 50 giorni dal malore che lo ha colpito e per il quale è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico, è stato accolto con gradissimo calore dai deputati che al suo ingresso si sono sciolti in una standing ovation. Subito dopo, Renzi ha scritto su Twitter: "Grazie a Bersani per essere in aula oggi. Un gesto non scontato, per me particolarmente importante. Grazie". Ed è andato a salutare l'ex rivale alle primarie. Ma Bersani, ai colleghi che gli si sono stretti intorno, ha detto: “Sono venuto ad abbracciare Enrico”. Quando l'ex premier è arrivato, come annunciato, l'abbraccio tra i due è sttao vistoso e caloroso. Letta è entrato da solo in Aula facendo un rapido saluto verso la presidenza e i banchi del governo. Con Renzi nessun cenno. Si è diretto subito verso Bersani. Ma poi durante il voto ha dato il suo "sì" alla fiducia. Ci sono state le parole durissime da parte di Civati e Fassina. Il primo, nel suo intervento, ha detto: “Ciao Matteo, volevo solo dirti che stai sbagliando. Ho deciso dopo un lungo travaglio di votare a favore della fiducia perché penso, come dice Bersani, che non bisogna sfasciare tutto e non parlo solo del Pd ma anche del Paese. Ho cercato di convincere tutti voi che la strada fosse sbagliata ma non ci sono riuscito. Devono essere sempre gli elettori a scegliere i politici e non viceversa". E Fassina - già dimissionario dopo quel “Chi?” con cui Renzi aveva risposto ai giornalisti che gli chiedevano cosa ne pensasse della necessità di un rimpasto nel governo Letta in seguito alle primarie, come caldamente suggerito dall'allora viceministro all'Economia - ha detto: “Tutti noi condividiamo la responsabilità politica del governo da lei presieduto, voto la fiducia per la consapevolezza della situazione che stiamo vivendo e per necessità politica, il mio voto non abbrevia la distanza di analisi, non è il conferimento di una delega in bianco”. La controreplica di Renzi è iniziata alla 16.48. Ha parlato per 50 minuti. E ha spiegato che il taglio del cuneo fiscale - annunciato ieri al Senato - sarà “di 10 miliardi” di euro, perché la “doppia cifra” di cui aveva parlato “si riferiva ai miliardi e non alla percentuale”. Ha poi annunciato il primo viaggio istituzionale all'estero, che sarà a Tunisi, “nel Mediterraneo”. “La nostra generazione non ha più alibi - ha detto Renzi - il momento che stiamo vivendo non può farci avvicinare con il senso di chi accusa sempre gli altri. Il grande dramma di una mancanza di una legge elettorale chiara è il fatto che impedisce al cittadino di dare una responsabilità e una colpa. Per questo governo non ci devono essere alibi, Se non riusciremo la responsabilità sarà mia. Questo non è un atto di coraggio, ma di lealtà”. Altro dramma che cita è quello della disoccupazione. All'esigenza e al dolore di chi è cassintegrato o ha perso il lavoro, ha detto, si risponde “avendo il coraggio di una rivoluzione del sistema economico e normativo del Paese”. Ha parlato del semestre europeo come di una gigantesca opportunità: “Non pensiamo sia una formalità né che l'Europa sia il nostro nemico”. “L'Europa che noi vogliamo è quella in cui l'Italia non va prendere la linea ma dà un contributo fondamentale, perché senza Italia non c'è Europa”. Ha riconosciuto a Letta il merito di aver fatto molto su questo punto. E poi è tornato sulla necessità di intervenire sulla giustizia, sul fisco, sulla pubblica amministrazione e sulla restituzione dei suoi debiti, per permettere all'Italia di tornare a correre. E ha detto che questa è l'ultima possibilità di farcela per il Paese: “L'Italia da almeno 15 anni ha una mancanza di crescita. Non cresce come il resto dell'Europa. Abbiamo un'unica chance che è quella di prendere qui e adesso l'occasione di cambiare profondamente il nostro Paese”.