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Tor Pagnotta e Centocelle Un’invasione senza precendenti È già record con 400 esercizi

Annarita Carbone Nel quartiere Centocelle se ne contano centinaia. Le chiamano «frutterie allargate». E allargate lo sono in tutti i sensi: perché occupano il suolo pubblico in maniera illegittima...

Nel quartiere Centocelle se ne contano centinaia. Le chiamano «frutterie allargate». E allargate lo sono in tutti i sensi: perché occupano il suolo pubblico in maniera illegittima e vendono merce che esula dalla loro licenza. Accanto alla frutta, sistemata sui marciapiedi, sono esposti detersivi, biscotti e pasta. Alcune hanno addirittura un frigobar per gli alcolici. Ma esporre cibo fuori dai locali, si sa, è contro la legge. Possono farlo solo bar e ristoranti, pagando le tasse per l’occupazione del suolo pubblico. E mentre in alcune zone di Roma come Eur e Parioli, le frutterie allargate sembrano non prendere piede, in altri quartieri spuntano come funghi. Nel Municipio V, in soli dieci giorni, ne sono nate tre a distanza di poche centinaia di metri. Hanno preso il posto di un solarium, di un negozio di borse e di un barbiere. Da via Prenestina percorrendo via Renzo da Ceri e via Teano, fino a piazza Teofrasto ce ne sono ben 7. Trecento metri più avanti, su via Cocconi, altre 2. Di fronte, un piccolo supermercato Conad. Francesca la proprietaria ci ha raccontato: «Tutti hanno il diritto di lavorare ma non è giusto esser tartassati dai controlli quando poi loro non rispettano la legge. Guardia di finanza, Agenzia delle Entrate, Nas e Asl fanno continui blitz. Le condizioni igieniche devono essere perfette, altrimenti ci bastonano con le multe».

Massimo Cherchi, proprietario di un bar della zona: «Per un’insegna e 4 tavoli sul marciapiede pago 3.500 euro l’anno. Le frutterie occupano senza pagare, sporcano dappertutto gettando rifiuti in ogni dove. Inoltre vendono bibite ed alcolici freddi. Per farlo dovrebbero essere in regola con le certificazioni HACCP. Cosa che non accade. La sera restano aperte fino a tarda notte. Quelli che le frequentano bivaccano, urlano e gettano bottiglie a terra».

Poco più avanti, tra due frutterie che distano cento metri l’una dall’altra, c’è il banco dell’Azienda Agricola Catese. Unica frutteria gestita da italiani. Il banco, tutt’altro che allargato, è di Silvia Pace. «Da 15 anni - spiega Silvia - lavoriamo su questa strada. Qualche mese fa ci hanno fatto spostare perchè davanti a noi avrebbe dovuto aprire una frutteria gestita da persone straniere».

Sul banco di Silvia i prezzi sono almeno tre volte più cari rispetto alle frutterie allargate dove in media tutto costa 0,99 centesimi al kg. «Non possiamo essere competitivi sui prezzi - spiega Silvia. Paghiamo occupazione del suolo pubblico, Ama e costi di licenza e tutto ciò che vendiamo è prodotto da noi».

Anche su via Collatina c’è una frutteria ogni 100 metri. Il commesso di una farmacia ci ha raccontato: «La vicinanza con la frutteria provoca disagi enormi. La merce, esposta in maniera selvaggia, sporca, attira insetti e crea cattivo odore. Specie in estate. Non credo sia legale aprire una frutteria accanto ad una farmacia».

Luca Arioli e Daniele Rinaldi, consiglieri di opposizione del Municipio V, si stanno adoperando per tutelare i consumatori che fanno le cose in regola. «Non facciamo distinzione tra frutterie italiane e straniere. Il sindaco Marino intervenga per far rispettare le norme, soprattutto quelle igienico sanitare».

Rinaldi ribatte: «Abbiamo stimato esistano solo nel nostro municipio più di 400 frutterie ma, non esistendo un censimento del fenomeno, ho creato una pagina facebook chiamata Cassettopoli. Tutti possono postare foto ed informazioni utili per aiutarci a fare una mappatura dei punti vendita».

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