Ligresti, fallisce l’assalto al Cavaliere

Erano stati annunciati. E puntualmente sono usciti anche i verbali degli interrogatori in cui la famiglia Ligresti tira in ballo Silvio Berlusconi sull’inchiesta Fonsai. Proprio a pochi giorni dal voto sulla decadenza del Cavaliere. L’ex premier, però – all’epoca dei fatti, ottobre del 2011, ancora a palazzo Chigi – non mostrò alcun interesse per le richieste che gli arrivavano. Al centro delle lamentele dei Ligresti c’era il nuovo corso dell’Isvap che, a loro giudizio, li penalizzava particolarmente. A parlarne è l'ex ad della compagnia, Emanuele Erbetta, interrogato il 16 novembre del 2012 dal pm milanese Luigi Orsi. «Jonella (la figlia di Antonino alla quale ieri sono stati concessi gli arresti domiciliari ndr )) nel settembre-ottobre 2011 mi disse che non si spiegava il nuovo e feroce atteggiamento di Isvap. Ricordo che in un'occasione in cui Salvatore e Jonella Ligresti si recarono nella residenza dell'allora Presidente del Consiglio Berlusconi ad Arcore per parlare della possibile acquisizione di una piccola società assicurativa, la Mediolanum Danni. Io li accompagnai e sentii con le mie orecchie quanto e come i due si lamentassero di Isvap con Berlusconi, chiedendo implicitamente un suo intervento. Registrai peraltro il sostanziale disinteresse di quest'ultimo». Impressione confermata anche dalla stessa Jonella Ligresti ai pm nel corso dell'interrogatorio del 17 dicembre 2012. La donna ha detto di essere andata con il padre a Palazzo Grazioli per incontrare il Cavaliere. In quell'occasione «mio padre e Berlusconi parlarono certamente del tema Giannini (all’epoca ai vertici dell’Isvap ndr ) i due sono molto amici e non parlarono esclusivamente di questo argomento, e non credo che questa sia stata la sola occasione nella quale mio padre ha sollecitato l'ex presidente del Consiglio a trovare una collocazione lavorativa a Giannini. Quella volta io ero presente e ho visto che Berlusconi ha risposto dicendo "vediamo"». Diversi i toni di Emanuele Erbetta, ex amministratore delegato di Fonsai. Per lui, come risulta da un verbale dell’8 gennaio 2012, Antonino Ligresti ha fatto pesare negli anni prima del 2011 «le sue relazioni politiche con Berlusconi, Gianni Letta e Ignazio La Russa. A questo tipo di relazioni credo si debba la longevità di Giannini al vertice dell'Isvap. E non mi pare casuale il fatto che Giannini ha mollato Ligresti proprio quando questi non disponeva più di quella forza imprenditoriale e politica che ha espresso prima del 2010». Salvatore Ligresti, a sua volta, ai pm ha ribadito i suoi stretti rapporti con Berlusconi. «Siamo amici da vecchia data, veniamo dalla gavetta e gli incontri sono tanto frequenti quanto informali». Un’amicizia che sfruttò anche Anna Maria Cancellieri per non farsi trasferire. «Mi feci latore del desiderio dell'allora prefetto Cancellieri - racconta Salvatore Ligresti in un interrogatorio del 15 dicembre 1012 - che era in scadenza a Parma e preferiva rimanere in quella sede anziché cambiare destinazione. L'attuale ministro Cancellieri è persona che conosco da moltissimi anni e ciò spiega che mi si sia rivolta e che io abbia trasmesso la sua esigenza al presidente Berlusconi. In quel caso - puntualizza ancora Ligresti - la segnalazione ebbe successo perché la Cancellieri rimase a Parma». Intanto ieri Silvio Berlusconi ha partecipato a un lungo vertice di Forza Italia nella sede romana in piazza San Lorenzo in Lucina per discutere dei nuovi assetti del partito. Ed è emersa la possibilità che sia lo stesso Cavaliere a diventare capogruppo a palazzo Madama, con Paolo Romani nel ruolo di vicario. Un segnale «forte» in attesa del voto sulla decadenza la prossima settimana. Ma Berlusconi, in un video pubblicato sul sito del quotidiano «Europa», registrato un paio di giorni fa a Villa Gernetto, quando ha incontrato un centinaio di ragazzi dei circoli di Dell’Utri, ha annunciato anche un «ringiovanimento del partito: «Alcuni se ne sono andati, i più giovani sono diventati adulti, qualcuno è diventato un vecchietto quindi c'è bisogno di linfa nuova, di un entusiasmo, di gente giovane che venga a schierarsi di fianco ai superstiti per portare avanti questa rivoluzione liberale che noi abbiamo sempre detto di voler organizzare nel nostro Paese». E soprattutto Berlusconi vuole volti nuovi da mandare in tv. Che devono essere donne e moderati, niente estremisti. Una strategia precisa per sottrarre consensi agli alfaniani, che fanno del ricambio generazionale una bandiera. Un segnale forte è già arrivato con la nomina, lunedì scorso, di Deborah Bergamini alla guida della comunicazione, già giornalista ed ex dirigente Rai, attuale deputata molto attiva nel gruppo dei lealisti.