«Dicono che ho le palle d’acciaio». E si scatena l’ironia

«Dicono che ho le palle d'acciaio...». In una intervista all'Irish Times Enrico Letta rivela quello che le cancellerie europee pensano di lui dopo aver incassato la fiducia il 2 ottobre scorso, uscendo vittorioso dallo scontro frontale in Parlamento con Silvio Berlusconi. Per la precisione il quotidiano irlandese traduce l'espressione italiana in «balls of steel», suscitando l'immediata reazione del Pdl. Brunetta ironizza: «i lavoratori dell'Ilva, se potessero, gliele fonderebbero all'istante». E Beppe Grillo dedica al premier un hashtag ad hoc. In poche ore la frase del presidente del Consiglio apre le prime pagine dei siti on line e fa il giro dei social network. Ma non è la prima volta che gli «attributi» irrompono nel dibattito politico. Sono lontani i tempi in cui Daniela Santanchè polemizzava con i colonnelli di An additandoli come «palle di velluto». E nel «celodurismo» della Lega di Umberto Bossi il riferimento alle parti basse era una costante del capo. Poco importa se si trattava di strapazzare gli immigrati o il malcapitato di turno. Nel mirino del Senatur sono finiti Gianfranco Fini e Mario Monti, tra gli altri. Nel dicembre scorso, in piena polemica sulle liste pulite del Pdl, le palle furono protagoniste di un verace botta e risposta tra Angelino Alfano e Marcello Dell'Utri. Al segretario del Pdl che archiviava l'ipotesi di una sua nuova candidatura, Dell'Utri rispose secco: «I guai del Pdl, purtroppo vengono tutti dalla incapacità di Angelino, dalla sua insipienza. Alfano non ha le palle, non c'entra niente con noi». A maggio, Dell'Utri è tornato protagonista, stavolta con un complimento rivolto proprio a Letta, traslocato a Palazzo Chigi: «Letta? Ha le palle», è «l'unica possibilità che abbiamo, la migliore figura possibile», disse. Tra le citazioni colorite non poteva mancare Berlusconi, quando a febbraio si lanciò in una imitazione di Bersani: «Questo Berlusconi, ogni giorno se ne inventa una, ma perchè non vai in pensione invece di romperci le palle a noi?». Nella storia, però, rimane la variante più pittoresca: «Chi vota a sinistra è un c...», sbottò nella campagna elettorale del 2006.