Cambiano le regole per cacciare il Cav
Sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore, l’Aula deciderà con il voto palese. Un’eccezione, rispetto alla norma che, in casi del genere, prevede il voto segreto. Ma stavolta la giunta per il Regolamento di Palazzo Madama (con 7 voti a favore e 6 contrari) ha stabilito di modificare le regole. Il MoVimento 5 Stelle canta vittoria e rivendica di essere stato il primo a proporlo. Pd e Sel si sono accodati. A fare la differenza è stata la senatrice di Scelta Civica Linda Lanzillotta (mentre il deputato sudtirolese Karl Zeller ha scelto il voto segreto). Agli occhi del Pdl si tratta di persecuzione nei confronti del Cavaliere. La relatrice del provvedimento Anna Maria Bernini parla di «orrido costituzionale». Si è cambiato il regolamento, aggiunge, «in un plotone di esecuzione per decapitare Silvio Berlusconi. È intollerabile». Non si stupisce Mariastella Gelmini: «Come volevasi dimostrare... Voto palese! Quando si tratta di Berlusconi il diritto diventa rovescio». Per la senatrice del Pdl Elisabetta Alberti Casellati ora il governo rischia. «Ancora un attacco frontale dai nostri cosiddetti alleati, che sul voto palese hanno dichiaratamente fatto una battaglia contro Berlusconi. È masochistico continuare a restare in un governo che continua a prevaricare su tutti i fronti». Netto anche Renato Schifani: «Una pagina buia per le regole parlamentari. La Giunta del Regolamento, a maggioranza e con un voto deliberatamente politico, ha violato le regole in maniera surrettizia, con grave responsabilità dello stesso presidente del Senato, per consentire al Pd e ad altre forze di imporre ai loro senatori un voto contro il leader del centrodestra». Condividono anche le colombe del Pdl. Per Angelino Alfano «la decisione di Scelta Civica e del Partito Democratico di sostenere il voto palese insieme al Movimento 5 Stelle è la violazione del principio di civiltà che regola, da decenni, il voto sulle singole persone e i loro diritti soggettivi. E ora, innanzitutto in sede parlamentare, lì dove si è consumato questo sopruso, sarà battaglia per ripristinare il diritto alla democrazia». Chiaro anche Roberto Formigoni: «Noi difenderemo sempre la dignità e l’agibilità politica di Berlusconi, ma non possiamo farlo ai danni del Paese». Nel Pd c’è qualcuno che esprime rammarico. Dice Giuseppe Fioroni: «Comprendo i colleghi senatori che per evitare ogni dubbio e strumentalizzazione hanno scelto il voto palese, ma ricordo il dibattito parlamentare della tradizione cattolica democratica per non parlare dei comunisti, da Togliatti a Natta, a difesa della prerogativa delle democrazie moderne di poter avere il voto segreto su vicende personali». Gli attivisti del «non partito», invece, rivendicano il successo. «Il MoVimento 5 Stelle è un movimento di cittadini che non sono disposti a mediare sul principio fondamentale della trasparenza. Il palazzo dove la politica prende le decisioni in nostro nome deve essere una casa di vetro, nel quale le segrete trame e le trattative oscure non possano più trovare dimora. Per questo, in Parlamento, abbiamo condotto fin dall’inizio una battaglia politica senza sconti contro il voto segreto che, per un rappresentante del popolo, non può esistere» spiega una nota del gruppo al Senato, che chiede anche di votare subito (il 5 novembre).