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Primo flop di FI in Trentino. Biancofiore accusa: «Poca attenzione dai vertici»

Non è andato bene il debutto di Forza Italia alle elezioni regionali in Trentino Alto Adige. Nelle due province in cui si votava, infatti, il partito di Berlusconi è andato ben lontano dai risultati...

Non è andato bene il debutto di Forza Italia alle elezioni regionali in Trentino Alto Adige. Nelle due province in cui si votava, infatti, il partito di Berlusconi è andato ben lontano dai risultati ottenuti nelle ultime votazioni del 2008. A Trento, dove si presentava «Forza Trentino», il risultato finale è stato del 4,27 per cento, contro il 12,27 delle precedenti elezioni in cui c’era il Pdl. A Bolzano flop ancora più sostenuto: Forza Alto Adige, che si presentava insieme alla Lega Nord e Team Autonomie, ha ottenuto il 2,5 per cento, contro il precedente 8,3%.

Un tonfo che certo non ha fatto piacere a Silvio Berlusconi, impegnato proprio nel debutto della nuova Forza Italia. E tra i «moderati» che fanno capo ad Alfano non è mancato chi ha fatto notare che della campagna elettorale in Trentino si è occupata Michaela Biancofiore, una delle «amazzoni» del Cavaliere, da sempre schierata con i falchi di Raffaele Fitto. A lei è stato infatti affidato il partito dopo il commissariamento dei quadri locali. Ma l’ex sottosegretario ieri ha replicato a chi ha malignato sulla «sua» sconfitta, con il consueto atteggiamento battagliero. «Paghiamo le divisioni interne – ha spiegato – con consiglieri usciti per farsi il proprio partito o lista civica che sia». Ma non c’è stato solo questo, ha sottolineato. A ostacolare la corsa dei berlusconiani, secondo Biancofiore, c'è stata anche la «poca attenzione» che il partito nazionale «ha mostrato a livello territoriale. Il simbolo è stato cambiato ad appena un mese dalle elezioni e in più c’è stata l'alterazione legata alla presenza della Lega Nord, che non ha portato nemmeno un voto». E non poteva mancare l’affondo, velenoso, sul segretario del Pdl: «La gente in queste settimane mi fermava chiedendomi: "Scusi, onorevole, come possiamo avere fiducia in un partito che l'ha destituita perché troppo berlusconiana?" Beh questo dovremmo chiederlo ad Alfano». «Destituire me da sottosegretario - ha proseguito – quale fiducia può dare al nostro elettorato?». Alle politiche, comunque, ha rassicurato Michaela Biancofiore, le cose andranno diversamente e le divisioni interne, «a livello nazionale», saranno superate «perché l'elettorato ritrova unità attorno alla figura di Silvio Berlusconi».

Ma il centrodestra non è l’unico partito a doversi interrogare sul pessimo risultato ottenuto. È andato male anche il Movimento 5 Stelle, che ha praticamente dimezzato i consensi rispetto alle elezioni politiche: a Trento il candidato grillino Filippo Degasperi ha ottenuto il 5,72 per cento, mentre a Bolzano si è fermato al 2,5%. Un insuccesso che ha comunque soddisfatto il leader del MoVimento, Beppe Grillo. «Siamo entrati in Alto Adige dove mi hanno salutato come Grillo ma detto con la K – ha commentato – Abbiamo messo dentro uno che è una meraviglia, è stato il più grande successo da quando esistiamo, un successo stratosferico». Il successo vero, invece, è andato ad Arno Kompatscher che ha vinto a Bolzano anche se il suo partito, il Svp, ha perso consensi e la maggioranza assoluta nel Consiglio, mentre a Trento si è imposto Ugo Rossi, alla guida di una coalizione di centrosinistra, dato per favorito da molti sondaggi. Kompatscher è il leader del Partito Autonomista Trentino-Tirolese, un partito di ispirazione cristiano-democratica che in passato era stato alleato del centrodestra e alle primarie aveva sconfitto il candidato del Pd, primo partito della provincia alle ultime politiche nazionali. A differenza della provincia di Trento, in quella di Bolzano l’elezione del presidente non è diretta. Qui la Svp ha perso per la prima volta la maggioranza assoluta dei seggi nel Consiglio, pur confermandosi primo partito. A Bolzano Arno Kompatscher prenderà il posto di Luis Durnwalder. Durante i suoi anni al potere l’apparato provinciale è cresciuto fino a comprendere 46 mila dipendenti, un occupato nella provincia su cinque. Ha annunciato da tempo che non si sarebbe ricandidato, anche in seguito una questione di eccessive spese di rappresentanza denunciate dalla Corte dei Conti.

Ma nel nuovo consiglio provinciale altoatesino c’è una novità: dei 35 consiglieri eletti solo cinque appartengono al gruppo linguistico italiano.

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