Ecco il manifesto di Alfano: doppia leadeship dentro FI
Un documento da contrapporre a quello dei falchi e da discutere al Consiglio nazionale dell’8 dicembre. Gli «innovatori» di Alfano da ieri sono al lavoro per preparare il testo – che sarà scritto a più mani e sarà pronto nei prossimi giorni – e che conterrà tutti i punti sui quali sono in disaccordo con i lealisti di Raffaele Fitto. Ci sarà innanzitutto la proposta su quello che dovrà essere il nuovo partito, nel quale non è assolutamente in discussione la figura centrale di Berlusconi, ma che dovrà prevedere una leadership a due, con il Cavaliere e Angelino Alfano. Disco rosso, invece, a qualsiasi ipotesi neocentrista. «Non è questo quello che vogliamo – racconta una delle colombe che stanno scrivendo in queste ore il documento – È una ipotesi ben lontana dal nostro obiettivo. Occorrerà invece un confronto molto serio sul tipo di centrodestra che vogliamo costruire in futuro. Anche perché su questo tema il documento approvato dall’ufficio di presidenza di venerdì sera è molto lacunoso». Spazio anche alla questione dell’appoggio al governo Letta. «Vogliamo chiarire quali riforme per noi sono fondamentali, quelle dalle quali non possiamo prescindere – spiega ancora il parlamentare del gruppo dei moderati – E tra queste c’è ovviamente anche la giustizia». L’obiettivo di Alfano è comunque quello di non spaccare il partito e non arrivare, per il momento, ad alcuna scissione. Lasciando il cerino in mano ai falchi per decidere una eventuale spaccatura. Che Berlusconi, però, non vuole in alcun modo e che cercherà di evitare, sfruttando questi 40 giorni che lo separano dall’assemblea dell’8 dicembre per ricucire gli strappi. I numeri nel partito indicano comunque una sostanziale parità tra le due fazioni. A palazzo Madama gli «innovatori» partono da quei 24 senatori che erano pronti, staccandosi dal Pdl, a votare da soli la fiducia a Enrico Letta. Ma negli ultimi giorni il gruppo sembra essersi allargato di un’altra decina di parlamentari, specialmente dopo la decisione di Renato Schifani di disertare l’ufficio di presidenza schierandosi così con Alfano. Alla Camera, invece, la situazione è praticamente di parità. In mezzo restano alcuni parlamentari che sembrano non essersi ancora schierati né da una parte né dall’altra. Come il senatore Maurizio Gasparri che comunque spinge per ritrovare l’unità. «Perché – spiega – si possono vincere o perdere sfide politiche, ma non si può finire in una guerra dei Roses in tribunale». O come Altero Matteoli che si è ritagliato un ruolo di mediatore tra le opposte fazioni ma che le colombe sospettano più vicino a Denis Verdini. Ma nel Consiglio Nazionale dell’8 dicembre «peseranno» molto anche gli eletti nelle Regioni. E il conto si fa più complicato. Perché parteciperanno 850 membri e le decisioni dovranno essere approvate dai due terzi dell’assemblea. Partendo dal Nord la Lombardia è una delle regioni in bilico. Con Angelino Alfano ci sono Maurizio Lupi e Roberto Formigoni, Luigi Casero e Laura Ravetto. Con Fitto invece Daniela Santanché e, con qualche distinguo, Paolo Romani. L’ex ministro della Comunicazioni, infatti, è stato tra i senatori che, il giorno della fiducia a palazzo Madama, ha spinto per votarla. Anche il Veneto sembra in bilico. Con i lealisti ci sono Giancarlo Galan, Niccolò Ghedini e Cinzia Bonfrisco, con il vicepremier c’è Maurizio Sacconi. Senza collocazione, per il momento, Renato Brunetta, anche se le sue posizioni sembrano più vicine a quelle dei «lealisti». Scendendo, la Liguria è appannaggio del falco Claudio Scajola mentre la Toscana è quasi completamente feudo di Denis Verdini. Spaccata invece l’Emilia Romagna. Il coordinatore regionale «congelato» Filippo Berselli, ad esempio, è più incline a sposare la linea del vicepremier, così come il senatore Carlo Giovanardi e il coordinatore bolognese Paolo Foschini, da sempre vicino a Maurizio Lupi. Per il ritorno in Forza Italia, invece, sarebbero schierati il numero due del partito regionale, Giampaolo Bettamio, il capogruppo in Regione Gianguido Bazzoni e anche la senatrice Anna Maria Bernini. Il Lazio, dove dettano legge gli ex di Alleanza Nazionale, è schierato quasi completamente con Alfano – ad eccezione di Renata Polverini – così come la Calabria, in mano a Giuseppe Scopelliti. Spaccato a metà l’Abruzzo mentre è apertissima la situazione in Campania: Francesco Nitto Palma ha sposato la linea dei lealisti, il governatore Stefano Caldoro appoggia le colombe. Ma per capire meglio la situazione bisognerà aspettare le assemblee che si svolgeranno a Salerno, Avellino e Benevento. Saldamente in mano a Raffaele Fitto tutta la Puglia, dove sono stati soprattutto gli ultimi congressi a segnare il ritorno prepotente al potere dell’ex Governatore contro l’altro big regionale del Pdl, l’ex sottosegretario Alfredo Mantovano. Così dal coordinatore regionale Francesco Amoruso in giù, adesso l’ex ministro può contare su uomini attivi sul territorio. Perfino un ex fedelissimo di Mantovano come Erio Congedo, oggi consigliere regionale, ha dovuto conformarsi alle direttive fittiane per resistere. Tra gli uomini di riferimento di Fitto ci sono Antonio Gabellone, presidente della Provincia di Lecce e il sindaco del capoluogo, Paolo Perrone. Chi invece è riuscito a staccarsi pur mantenendo un buon successo personale è l’oncologo Francesco Schittulli, presidente uscente della provincia di Bari e forse prossimo candidato sindaco per il capoluogo l’anno prossimo. E Fitto sta anche preparando un documento di sostegno a Berlusconi, da contrapporre agli «Innovatori» di Alfano, con l’obiettivo di farlo firmare ad almeno 600 persone, coinvolgendo anche coloro che siederanno nel Consiglio Nazionale. Situazioni diverse nelle due isole: in Sicilia comanda la componente di Angelino Alfano, alla quale si è ufficialmente aggiunta anche quella di Renato Schifani, relegando così a un ruolo marginale l’influenza degli uomini di Stefania Prestigiacomo. In bilico, invece, la Sardegna, dove la situazione è di sostanziale parità.