Rutelli, Veltroni, Fini e Alemanno L’esercito dei rottamati col vitalizio
Rottamati sì, ma di lusso. Sono i duemila ex parlamentari che ogni mese percepiscono il vitalizio, un assegno mensile extra che si aggiunge alla pensione e il cui ammontare è commisurato agli anni di permanenza in Parlamento. Tra loro c’è praticamente di tutto: totem della Prima Repubblica, gli ultimi tre sindaci di Roma (Rutelli, Veltroni e Alemanno), ex presidenti del Consiglio, imprenditori, magistrati, giornalisti. Alcuni di loro - come D’Alema e Veltroni - hanno deciso volontariamente di non ricandidarsi in Parlamento, altri ne sono usciti in seguito a Tangentopoli, altri ancora per raggiunti limiti di età. Altri ancora aspettano di rientrarvi. In questo caso il vitalizio - incompatibile anche con lo status di parlamentare Ue, consigliere regionale, incarichi di governo, organi costituzionali - si sospenderebbe, come espressamente previsto da un regolamento dell’ufficio di presidenza di Montecitorio del 1997. Dopo 5 anni di mandato effettivo, l’ex parlamentare riceve il vitalizio a partire dal 65° anno di età. Ma tale limite può scendere a 60 anni se si è riusciti a stare in Parlamento per due legislature, con la diminuzione di un anno per il conseguimento del diritto per ogni ulteriore anno di mandato. Nel 2012 solo i vitalizi sono costati allo Stato 213 milioni di euro. Ma a chi vanno questi soldi? Il «paperone» indiscusso è tale Roland Riz, parlamentare per nove legislature con la Sudtirol Volkspartei: ogni mese percepisce in aggiunta alla pensione 6.331 euro. Al secondo posto Antonio Del Pennino (6.305). Terzo, un altro Svp: Karl Mitterdorfer (6.278). Seguono l’ex Msi e An Francesco Servello (6.240), gli ex Dc Luciano Radi (6.237) e Mario Toror (6.236). Ma nell’elenco non ci sono solo carneadi. C’è Giuseppe Pisanu, passato per la segreteria Dc di Zaccagnini e per Fi: si porta a casa 6.207 euro. Un vero record di contribuzione lo fa registrare Giorgio La Malfa: con 45 anni è l’ex parlamentare vivente con il mandato più lungo. E un assegno da 5.758 euro. Tra i volti noti della Prima Repubblica figurano Renato Altissimo (4.856), l’ex sindaco di Roma Dc Clelio Darida (5.403), Paris Dell’Unto (4.684), Gianni De Michelis (5.174), l’ex segretario Dc Arnaldo Forlani (5.691), Pietro Ingrao (5.686), Enrico La Loggia (5.758), Claudio Martelli (4.684), Vincenzo Scotti (5.488). Ci sono poi i neopensionati. Tra loro Alemanno: 4.419 euro. Sommando il vitalizio all’indennità da consigliere comunale (1.500 euro), guadagna di più ora di quand’era sindaco di Roma. Non rieletto in Campidoglio a giugno, disse: «Ho riaperto la partita Iva: devo lavorare, non posso vivere mica con lo stipendio di consigliere comunale». Vitalizio garantito anche ai suoi due predecessori: Rutelli (5.755) e Veltroni (5.373). Assegno anche al rivale di sempre di quest’ultimo: Massimo D’Alema (5.283). Tra gli ex presidenti della Camera Gianfranco Fini prende 5.614 euro, Fausto Bertinotti 4.767 e Luciano Violante 5.631. E che dire di Giuliano Amato? Ha un vitalizio di 5.170 euro e una pensione di oltre 30mila. C’è poi il caso dei Cossutta: Armando prende 6.176 euro, la figlia Maura 2.852. Ma ci sono anche, in ordine sparso, Romano Prodi (2.864), Marcello Pera (4.475), Domenico Gramazio (4.982), Maria Pia Garavaglia (5.666), Marco Pannella (5.691), Claudio Scajola (4.656), Fabio Mussi (5.271), Alfredo Biondi (6.186), Roberto Castelli (5.785), Antonio Di Pietro (3.702), Lamberto Dini (4.077), Marcello Dell’Utri (4.424), Carlo Taromina (2.045), Tiziano Treu (4.452), Giuliano Urbani (4.028) e Vittorio Sgarbi (4.701). Persino l’ex presidente della Federcalcio Antonio Matarrese (4.346) e l’attuale Giancarlo Abete (3.796).