«Quando mi cantavano arbitro cornuto pensavo a mia moglie sola a casa...»
Il calcio lo sport più popolare nel mondo sta vivendo negli ultimi anni un fenomeno nuovo e cioè il «razzismo». Sempre più spesso stiamo assistendo a squalifiche comminate alle società dalle varie Federazioni nazionali dalla Fifa e dalla Uefa a seguito di comportamenti dei sostenitori e dei tesserati, squalifiche che consistono nel vietare alle tifoserie di assistere alle gare interne della propria squadra e squalifiche per svariate giornate a calciatori tecnici e dirigenti che rivolgono frasi «razziste» ad avversari arbitri etc. L'Esecutivo dell'Uefa ha inasprito le sanzioni al fine di combattere questo fenomeno e ha dato indicazione a tutte le Federazioni di adeguarsi e di mettere in campo tutte le forze possibili per vincere questa battaglia di civiltà. A questo punto la domanda che tutti si pongono e se sia giusto che a pagare per l'imbecillità di pochi teppisti sia le società di calcio ma soprattutto quei tifosi che vanno allo stadio per sostenere la propria squadra. Non si dovrebbe invece dovrebbe trovare qualche altra soluzione per evitare questi episodi?. Sicuramente in Italia il fenomeno della violenza e del razzismo negli stadi non è stato mai affrontato in modo deciso da una legge che comporti sanzioni (a parte il Daspo) che possano essere da esempio, ma negli anni è sempre stato affrontato con decreti legge che si susseguivano a fatti di violenza inaudita che non stiamo qui a ricordare. Sicuramente non sta a me decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, lungi da me trovare soluzione definitive a un problema così complicato, ma la domanda che mi sono posto in questi giorni e la seguente: «Arriveremo a sospendere una partita di calcio per insulti all'arbitro o addirittura far giocare a porte chiuse per lo stesso motivo una partita?». Forse sarebbe giusto perché sempre una forma di razzismo è intonare cori contro i parenti più vicini del direttore di gara e dei suoi familiari, esprimere giudizi verso la di lui moglie ma forse arriveremmo alla fine dello sport più praticato dal tifoso nella storia del calcio e cioè andare allo stadio e sfogarsi con il più classico «arbitro cornuto» spesso dimenticando che anche lui per essere allo stadio a lasciato a casa la propria moglie incustodita.