"Giustizia politicizzata". Lo dice anche Boccassini
"Non è una patologia della magistratura, ma ci sono dei pubblici ministeri che hanno usato il loro lavoro per altro". Messa così, senza autore, potrebbe essere una frase attribuibile a Silvio Berlusconi. O ad un qualsiasi altro esponente del Pdl. Invece no, ad ammettere che in Italia esiste una giustizia piegata a fini di parte è Ilda Boccassini, un magistrato che non può certo essere tacciato di simpatie berlusconiane. Ilda "la rossa" ne ha parlato ieri sera, rispondendo ad una domanda del direttore del Corriere delle Sera Ferruccio de Bortoli durante la presentazione del libro "L'onere della toga" di Lionello Mnacini. "Parlare di supplenza di alcune procure è un termine sbagliato - ha spiegato -. Non è una patologia diffusa della magistratura. Se avessi avuto l'impressione di una patologia avrei avuto la forza di tirami indietro. Negli ultimi vent'anni c'è stato uno scontro tra mass media, magistratura e politica. Uno stato di conflittualità talmente alta che ha impedito una riflessione anche all'interno della categoria professionale. È mancata un'autocritica che la categoria doveva fare e non ha fatto, dopo la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". Ricordando poi gli anni di Tangentopoli Boccassini ha rivelato di aver "provato una cosa terribile" quando le capitò di assistere alla gente che inneggiava ai pm, scandendone i nomi. "La vivo come una situazione di disagio - ha sottolineato -: non è l'approvazione della gente che mi deve spingere ad andare avanti, ma fare bene il mio mestiere. Anche se i nostri nomi posso essere usciti dieci volte in più sui giornali rispetto ai pm la cui storia è raccontata nel libro, io e Giuseppe Pignatone siamo persone normali. Persone normali che, nella normalità, cercano di affrontare l'invasione mediatica".