E continuiamo a farci del male
Accanimento giudiziario e tregua finita. La magistratura sferra il suo colpo e il gruppo Riva risponde. Al miliardo di euro sequestrato su ordine del gip Todisco, la famiglia dell’acciaio ha risposto con il blocco di 7 impianti su tutto il territorio italiano. In soldoni 1400 operai a casa e l’Italia importerà l’acciaio. A un anno dal caso Ilva di taranto il gruppo siderurgico ha detto addio alla produzione industriale mettendo in ginocchio il settore siderurgico. Una scelta che certo non fa bene all’economia italiana e ad un Paese che sta tentando, faticosamente, di rialzare la testa. Diciamo che tra ambientalismo sfrenato e mancate bonifiche, è stato smantellato un patrimonio con un passato blasonato e una fabbrica, l’Ilva appunto, prima produttrice di acciaio dell’Europa. Semmai ce ne fosse stato bisogno, ieri sono arrivati anche i dati negativi sulla produzione industriale e il richiamo della Bce sui conti a rischio. Per evitare di continuare a fare del male al nostro Paese oggi più che mai dovrebbe prevalere quel buon senso ancora una volta invocato dal premier Letta. La Giunta del Senato ha fissato il voto sulla decadenza di Berlusconi per mercoledì con soddisfazione del Pd che vedrà arrivare in Aula la decisione. L’incognita è Berlusconi: attaccherà per creare una crisi o tratterà per avere qualche garanzia sul futuro? E da chi? E Letta accetterà le dimissioni dei ministri Pdl o vorrà il dibattito e il voto di sfiducia per arrivare ad un nuovo patto delle larghe intese, utile al Cav e molto meno al Pd sulla via del congresso. Forse sarebbe utile più concretezza e meno bizantinismi, ma si sa, la politica è più morbida dell’acciaio...