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Concordia, patteggiano in cinque

GROSSETO Il gup di Grosseto, Pietro Molino, ha confermato le cinque richieste di patteggiamento e ha inflitto le prime 5 condanne per il naufragio della Concordia. Nel corso del rito abbreviato,...

GROSSETO Il gup di Grosseto, Pietro Molino, ha confermato le cinque richieste di patteggiamento e ha inflitto le prime 5 condanne per il naufragio della Concordia. Nel corso del rito abbreviato, tenutosi ieri mattina al teatro «Moderno», il giudice ha stabilito 23 mesi di reclusione per Ciro Ambrosio, 18 mesi per Silvia Coronica, ufficiali di plancia, 20 mesi per Jacob Rusli Bin, timoniere della Concordia, tutti accusati di naufragio colposo, omicidi colposi e lesioni colpose; 30 mesi a Manrico Giampedroni, hotel director della Concordia, 34 mesi a Roberto Ferrarini, capo unità di crisi Costa Crociere, a cui sono stati contestati i reati di omicidio plurimo e lesioni plurime.

La struttura di comando della Concordia era «pressoché totalmente verticistica», in cui, «per espressa previsione normativa che gerarchizza il rapporto tra i soggetti operanti nell’organizzazione medesima, le singole possibilità di intervento nell’ambito delle rispettive posizioni di responsabilità e garanzia, cedono il passo a fronte di scelte decisionali di segno differente e opposto adottate dal titolare del comando». Così il gup supporta la sua decisione in merito ai patteggiamenti. Il giudice, nel valutare la congruità della pena, ha ritenuto che le posizioni «assumono rilievo evidentemente ridotto rispetto alla condotta del coimputato, che rivestiva la posizione di comando sulla nave».

Sempre il gup non ha ritenuto che sussistano le condizioni di naufragio doloso perché «gli atti evidenziano come una navigazione ravvicinata alla linea di costa fosse certamente manovra non priva di pericoli ma, in quanto effettuata con le dovute cautele e con le buone regole della navigazione, non certo vietata dalla normativa all’epoca in vigore, né concretizzante quel rischio "folle" che non poteva come tale minimamente essere preso in considerazione dall’agente modello».

Il giudice ha ravvisato nella gestione dell’avvicinamento all’Isola del Giglio, «plurimi deficit colposi di Ambrosio, Coronica e Rusli Bin, ma non invece l’ipotesi della volontaria assunzione di un rischio assurdo, quale quello di portarsi vicino alla costa, operazione che, per quello che risulta in questa sede, avrebbe potuto compiersi in condizioni di sicurezza». Il gup ha anche rilevato come «la scelta di navigare in estrema vicinanza alla linea di costa è individuata negli atti di indagine come conseguenza di decisione assunta da altro soggetto, che aveva in quel momento la titolarità formale ed effettiva del comando della nave.

«La decisione del gup conforta la correttezza dell’impianto accusatorio», ha detto il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio. «Credo che non ci siano più dubbi sulla responsabilità che grava soprattutto sulle spalle del comandante Schettino».

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