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Microspia nell’ufficio dove si giudica il Cav

È stata trovata nella stanza dove si riuniranno i magistrati di Cassazione per la sentenza Mediaset

Mancano undici giorni. E il mondo politico sta aspettando che arrivi l’ora «X» già da dieci giorni. In primis l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che si è sempre dichiarato fiducioso e tranquillo. Al centro di tanta attesa la sentenza della Corte di Cassazione nei confronti del Cavaliere sul processo Mediaset: il prossimo 30 luglio i giudici entreranno infatti in camera di consiglio.

Da ieri però non ci sono più soltanto le affermazioni di politici pro o contro Berlusconi, ma nella vicenda sono entrati a far parte anche i carabinieri della Capitale. E al centro degli accertamenti dell’Arma, un apparecchio elettronico scoperto negli uffici dei Supremi Giudici che tra pochi giorni si dovranno pronunciare sulla sentenza dell’ex premier.

Erano le 14 di ieri quando un’impiegata ha dato l’allarme alle forze dell’ordine dopo aver scoperto in terra negli uffici della seconda sezione penale della Corte di Cassazione un circuito elettrico prestampato che servirebbe per registrare o intercettare le conversazioni.

Il ritrovamento è avvenuto proprio negli uffici degli «ermellini» che dovranno esaminare il ricorso di Berlusconi relativo ai diritti televisivi Mediaset. Immediatamente i militari hanno informato anche il primo presidente della Cassazione Giorgio Santacroce, nominato dal Consiglio superiore della magistratura lo scorso maggio dopo aver guidato per cinque anni la Corte di appello di Roma.

Gli stessi carabinieri, dopo aver ascoltato l’impiegata, che ha indicato agli investigatori dove ha trovato l’oggetto elettronico (che al momento del ritrovamento era senza batterie) hanno avviato rilievi scientifici negli stessi uffici e portato via l’apparecchio scoperto dalla donna ieri pomeriggio.

Il compito degli inquirenti, adesso, è quello di tentare di capire chi possa aver lasciato in quegli uffici il circuito quadrato di bachelite, proprio nelle stanze dove lavorano i giudici che tra undici giorni dovranno stabilire se confermare o meno la pena inflitta dalla Corte d’appello nei confronti di Silvio Berlusconi, pari a quattro anni di reclusione per frode fiscale e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici.

Insieme all’ex premier sono imputati il produttore cinematografico egiziano Frank Agrama e i due ex manager Mediaset, Gabriella Galetto e Daniele Lorenzano. In questo procedimento giudiziario l’Agenzia delle Entrate si è costituita parte civile: l’udienza sarà pubblica e il ricorso è contro il verdetto che è stato emesso dalla Corte di appello di Milano lo scorso 8 maggio.

Al centro delle polemiche politiche riguardo al processo Mediaset, sia la rapidità con la quale i Supremi Giudici hanno fissato l’udienza per il 30 luglio, sia la possibilità di una prescrizione intermedia. Al riguardo, pochi giorni fa, uno degli avvocati di Berlusconi, il professor Franco Coppi, ha dichiarato: «Sono esterrefatto, non si è mai vista una cosa del genere, che determina un aggravio delle possibilità di difesa perché contavamo di avere più tempo per svolgere i nostri approfondimenti e ora dovremo fare in venti giorni quello che contavamo di fare con maggior respiro».

Quanto alla possibilità che al «Palazzaccio» di piazza Cavour il processo sia stato calendarizzato, in tempi stretti, proprio per l’ipotesi di una prescrizione intermedia, ossia riguardante una parte del reato contestato a Berlusconi, che scatterebbe il prossimo settembre, il penalista ha affermato: «In Cassazione di casi di prescrizione intermedia se ne vedono abitualmente e spesso sono gli stessi giudici a rideterminare la pena». E il legale Coppi ha poi concluso: «Ci batteremo comunque per ottenere l’annullamento con rinvio della sentenza di condanna inflitta a Silvio Berlusconi».

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