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Epifani blinda Letta «Non c’è alternativa»

Il segretario difende il premier dagli attacchi di Renzi «Governo non perfetto, compromesso necessario»

Epifani blinda Letta «Non c’è alternativa»

RaiUno - Guglielmo Epifani ospite a "Porta a Porta"

La quiete dopo la tempesta. O, magari, prima di un’altra tempesta. La settimana di fuoco del Partito democratico si chiude con il segretario che prova a ricompattare le fila, «blinda» il governo Letta perché «non c’è nessuna alternativa ad esso» anche se riconosce che «non è un esecutivo perfetto, ma con una maggioranza simile il compromesso è inevitabile». Al tempo stesso, l’ex leader della Cgil prova a tenere a freno l’irruenza di Matteo Renzi, protagonista di una settimana in crescendo sul fronte della comunicazione: «La data del congresso si saprà presto - spiega il segretario - per ora mi limito a confermare quanto ho già detto: si tratterà di primarie aperte».

Nel partito, però, il fronte anti-sindaco non depone le armi: «Noi stiamo cercando di parlare di lavoro, di impresa, del futuro dei giovani e dell’Europa. Di discussioni autoreferenziali come le sue - attacca il viceministro dell’Economia Stefano Fassina - ne abbiamo fatte già abbastanza».

Epifani lancia l’opera di pacificazione dal Forum dell’immigrazione, al quale partecipa insieme al ministro Cecile Kyenge. «Chi chiede al governo di fare di più - spiega alludendo a Renzi - dovrebbe avere l’intelligenza di capire che un governo di servizio sostenuto da una larga maggioranza deve necessariamente procedere con prudenza». Poi l’affondo sul tema del congresso, sempre in cima all’ordine del giorno del partito: «Io insisto per un congresso che parta dal basso - spiega il segretario - perché prima di dividerci su chi sarà il segretario dobbiamo partire dai problemi della gente». Come dire: basta con gli attacchi e le faide interne altrimenti il popolo del centrosinistra si distaccherà ulteriormente dal partito.

E a tal proposito Epifani prova anche a ammorbidire i toni dello scontro tra il sindaco di Firenze e Massimo D’Alema andato in scena nelle ultime settimane: «Non è una partita di calcio dove c’è uno contro l’altro» spiega. E per quanto riguarda il congresso sottolinea che «sta finendo il lavoro della commissione e nei prossimi giorni arriveremo a un punto» sulla data.

Nonostante il tentativo del leader, però, il clima nel partito continua a essere tutt’altro che idialliaco. A tenere alta la temperatura è un bersaniano «doc» come il capogruppo alla Camera Roberto Speranza: «Trasformare le primarie per eleggere il segretario del Pd in primarie per eleggere il candidato premier sarebbe un errore grave - spiega - che avrebbe l’effetto di diventare un elemento di destabilizzazione per il governo». «Se Renzi vuole fare il segretario - continua Speranza - deve capire che deve fare il segretario e che deve sacrificarsi per svolgere quel ruolo. Nel caso in cui si dovesse davvero candidare, l’unico consiglio che mi sento di dare è questo: caro Matteo, un premier oggi ce l’abbiamo e si chiama Enrico Letta; se un giorno tu farai il segretario attento a non cadere nella tentazione di togliere l’ossigeno al governo: perché stai certo che poi le macerie potrebbero cadere su tutti noi, nessuno escluso».

A «tradire» la linea ufficiale è invece l’ex dalemiano Nicola Latorre, «folgorato» dall’ascesa di Renzi: «Per il Partito democratico ci vuole una leadership fortissima - afferma - un leader con popolarità, credibilità, capace di incarnare un’idea innovativa del progetto politico del Pd. La leadership più forte in questo quadro è quella di Renzi». Secondo Latorre bisogna «incoraggiarlo a correre per la segreteria del Pd, non scoraggiarlo».

Peccato che non siano in molti a pensarla nello stesso modo. Tanto che gira voce che qualcuno stia pensando di candidare il sindaco di Firenze alle Europee della prossima primavera per neutralizzarlo fino a quando il governo Letta non avrà terminato il suo ciclo: «Se questa ipotesi fosse reale, confermerebbe la miopia politica di alcuni dirigenti del Pd rispetto al ruolo e all’importanza del Parlamento europeo» attacca l’europarlamentare Gianni Pittella, convinto comunque che «Renzi deciderà da solo cosa vuole fare, ma non penso proprio che accetterà una prospettiva del genere».

A gettare acqua sul fuoco ci prova Beppe Fioroni, che invita Renzi a «non confondere se stesso con il tutto, il suo futuro con quello del Paese». «Non ci sono complotti - lo rassicura - ma lo sforzo di fare il meglio oggi per il Paese con il governo». A fine giornata, poi, arrivano proprio le parole del sindaco a sotterrare per un giorno l’ascia di guerra: «Da italiano, da amministratore, sostengo sempre chi governa. L’ho fatto nei tempi in cui c’era qualcuno molto distante da me. Non so più come devo dirlo». Pace fatta. Almeno fino al prossimo attacco.

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