Ai partiti subito 91 milioni È battaglia sui rimborsi
Parte la battaglia sui rimborsi elettorali. Tra una ventina di giorni arriverà ai partiti la prima rata: 91 milioni di euro. Pd, Pdl e gli altri non vogliono rinunciarci. Anche perché non sarebbero pronti a farsi carico di un immediato taglio delle spese. Dunque, nonostante la volontà espressa da quasi tutti i dirigenti dei partiti di voler cancellare il finanziamento pubblico alla politica, i 91 milioni di euro saranno una boccata d’ossigeno per le casse di Pd e Pdl. A rendere la situazione ancora più esplosiva è una mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle, che dovrebbe essere discussa alla Camera il 22 luglio, dunque pochi giorni prima dell’erogazione dei fondi. Il testo chiede ai partiti di rinunciare a incassare i 91 milioni di euro. E poi di stabilire un provvedimento che blocchi da subito i rimborsi elettorali. Un testo, chiedono i rappresentanti del MoVimento, molto più rigoroso di quello che vorrebbe attuare il governo Letta, che prevede l’abolizione dei fondi pubblici ma dal 2017. Non è un caso che due giorni fa il capogruppo del M5S a Montecitorio, Riccardo Nuti, abbia voluto mettere i puntini sulle «i», definendo il testo del disegno di legge dell’esecutivo «una rimodulazione dei rimborsi elettorali» e non la cancellazione degli stessi. Inevitabile la spaccatura nei partiti. Tensioni in vista ci sono sopratutto nel Pd. I parlamentari vicini a Matteo Renzi, infatti, hanno presentato una proposta di legge per abolire il finanziamento pubblico. Voteranno, a differenza dei loro colleghi, a favore della mozione a 5 Stelle? Le scintille ci sono già state una settimana fa. «Dopo aver chiesto di ascoltare i tesorieri dei partiti di tutto il mondo, Pdl e Sel alla commissione Affari costituzionali della Camera potrebbero coinvolgere anche Nonna Papera, Pippo e Pluto. Tutto fa gioco per allontanare l’approvazione del ddl del governo che sancisce l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Noi daremo battaglia per rispettare tempi e contenuti» hanno attaccato i senatori del Pd Laura Cantini, Nadia Ginetti e Roberto Cociancich, firmatari in Senato della proposta di legge per l’abrogazione dei soldi pubblici ai partiti. «Il testo è nel programma di governo - insistono i parlamentari - e non è ammissibile fare melina per impedire l’avvio di un nuovo sistema sobrio e trasparente. Non esiste al mondo una legge generosa e priva di controlli come quella italiana sui rimborsi elettorali. Lo vogliamo ricordare anche al collega del Pd Alfredo D’Attorre che ha sollevato dubbi di costituzionalità sul ddl del governo: è il finanziamento dello Stato, così come è stato usato in questi decenni, ad essere gravemente lesivo dello spirito della Carta». In effetti il referendum proposto dai Radicali e votato nel 1993, con cui il 90,3 per cento degli italiani ha deciso di abolire il finanziamento pubblico ai partiti è stato aggirato, soltanto pochi mesi dopo, con la legge sui rimborsi. Una beffa. Anche perché per un euro speso in campagna elettorale, i partiti hanno ottenuto quasi 4 euro. La Corte dei conti ha messo in rilievo che dal 1994 al 2008 per le elezioni Politiche, Europee e Regionali (quelle per cui la legge prevede i rimborsi) i partiti hanno avuto più di 2,2 miliardi di euro a fronte di spese documentate pari a quasi 580 milioni. Ma la festa potrebbe finire presto. Il tesoriere di Sel ha replicato ai senatori Democratici: «Forse sono troppo impegnati a leggere Topolino, perché se si fossero letti i resoconti parlamentari non l’avrebbero sparata così grossa», ha detto Sergio Boccadutri. «Sel non ha mai fatto ostruzionismo in Commissione, tantomeno con il Pdl, e non abbiamo mai chiesto l’audizione dei "tesorieri di tutto il mondo" e li sfido a dimostrare il contrario. Sul finanziamento pubblico ci sono tante posizioni sia nel Pd che nella "strana maggioranza" che sostiene il governo Letta. Ci attaccano per gettare fumo negli occhi perché nel Pd non sono tutti d’accordo, se lo fossero, avrebbero rinunciato alla prima rata dei rimborsi». Proprio su questo le pressioni del MoVimento 5 Stelle sono continue. Ieri, dopo aver restituito allo Stato più di un milione e mezzo di euro (parte dei loro stipendi, delle diarie e le intere indennità di carica di presidenti e vice di commissione, questori e vice della Camera), i parlamentari 5 Stelle hanno invitato Pd, Pdl, Sel e Lega Nord a non incassare la prima rata dei rimborsi. «Noi abbiamo dato il buon esempio, speriamo che ci copino», ha detto il capogruppo del M5S al Senato, Nicola Morra.