Un piano sull’occupazione per conquistare l’Europa
Gran parte della partita sul lavoro si gioca a livello europeo. Nel Consiglio dei ministri di mercoledì prossimo il governo intende varare un pacchetto di misure sull’occupazione a costo zero. L’obiettivo del premier Enrico Letta è di arrivare al Consiglio europeo di fine settimana in una posizione di forza per poter strappare l’anticipo dei fondi europei della cosiddetta Youth guarantee, messi a disposizione del bilancio Ue per far fronte al problema della disoccupazione giovanile nei sei Paesi (tra cui l'Italia) in cui è superiore al 25%. Si tratta di complessivi 6 miliardi, per il periodo 2014-2020. Sulla carta la dote per l'Italia è di circa 400 milioni. Ogni Paese per usufruirne, deve impegnarsi a garantire ai giovani fino a 25 anni di età (per l'Italia l'asticella anagrafica potrebbe essere alzata a 29-30 anni), un'offerta «qualitativamente valida di lavoro, di proseguimento degli studi, apprendistato o tirocinio» entro 4 mesi dall'uscita dal sistema di istruzione o dalla perdita di un impiego. Tra le possibilità sul tavolo c’è anche quella di ricorrere ai fondi della Bei per finanziare programmi di stimolo al mercato del lavoro. Ecco perchè è importante che Letta si presenti a Bruxelles con in tasca un piano nazionale per l’occupazione; nessun partner avrebbe da obiettare che l’Italia sta chiedendo soldi. Non solo. Letta potrebbe porre con più forza l’esigenza di un progetto europeo sull’occupazione giovanile. Ma siccome le risorse sono scarse, il pacchetto di misure che il governo varerà nel Consiglio dei ministri di mercoledì dovrà essere a costo zero. Quindi una maggiore flessibilità dei contratti a termine con intervali più brevi (10 o 20 giorni) per i rinnovi e la omogeneizzazione delle regole sull'apprendistato, più un intervento per incentivare le assunzioni dei giovani attraverso il credito d'imposta e la clausola dell'acausalità estesa oltre il primo anno se c'è l'accordo sindacale. La terza misura immediata potrebbe arrivare con l'ampliamento dell'ambito di applicazione delle collaborazioni a progetto, anche se in questo caso il condizionale è d'obbligo vista l'opposizione dei sindacati. Per il taglio del cuneo fiscale, misura che abbasserebbe il costo del lavoro ma più onerosa, bisognerà aspettare invece la Legge di stabilità, dunque l'autunno, quando l'Europa consentirà lo sblocco dei fondi. L'ulteriore semplificazione dell'apprendistato, non avrebbero invece efficacia immediata, perchè serve un passaggio con le Regioni, responsabili esclusive della materia.