Le parole d’ordine Se lo slogan elettorale fa rima con cuore: alle urne nel nome dell’amore
Febbrili, frenetici, quasi parossistici. Sono gli ultimi giorni della campagna elettorale per sindaco e mini-sindaci. E l’attività di «attacchinaggio» non conosce soste. Basta fermarsi pochi minuti davanti agli spazi messi a disposizione su strade e piazze per verificare il via vai quasi senza soluzione di continuità degli addetti armati di secchio, colla e «pennellessa». Sulla superficie metallica i manifesti ormai sono in stile «millefoglie». L’attesa è presto premiata. Ecco un nuovo attacchino che sovrappone quelli del Pd a quelli del Pdl. Risistema nell’auto i suoi «strumenti» e lascia il campo, seguito subito da un «incollatore» de La Destra, che cancella il lavoro appena concluso con il simbolo di Storace e la scritta «Tolleranza zero», evidentemente riferita al suo «collega». Gli slogan adottati in questa noiosa campagna amministrativa sono particolarmente fantasiosi, i messaggi a volte ossimorici. Ma uno su tutti prevale: l’amore. Era stato il Cavaliere a definire il Pdl «il partito dell’amore» contrapposto a quelli di sinistra pervasi dall’odio (soprattutto per lui). In questa meteorologicamente imprevedibile primavera 2013 è Alfio Marchini detto «Arfio» ad averne adottato il simbolo, il cuore, al posto della «o» di Roma, mutuandolo dal classico «I love New York». I «suoi» non sono da meno. Marcella Mallen sorride e invita: «Facilitiamo Roma», utilizzando sempre il simbolo dell’organo cardiaco al posto della vocale. Elisabetta Parise ha «Roma nel cuore» e promette «lavoro, efficienza, solidarietà». Il sentimento ha contagiato pure il vicesindaco uscente Belviso, che insinua: «Sveva e Roma, una storia d’amore». E considerando l’avvenenza della candidata, c’è chi potrebbe ingelosirsi. gemellaro (Fratelli D’Italia per il Municipio) scandisce: «Amore, passione, onestà». Anche Gasperini (PdL) va sull’intimo: «Io e te per Roma» (il rischio è che prenda un solo voto). Sabrina Alfonsi (Pd, I Municipio) assicura: «Con una donna è possibile cambiare». Per detrazione, con un maschio non si può. Silvia Migliaccio (Marchini) sottolinea che lotta per una «Roma Capitale di tutti e non di pochi». Ma parliamo dei romani o c’è anche qualcun altro? Vannini (PdL) è categorico: «La tua scelta». E sottintende: non v’azzardate a farne un’altra...Il candidato sindaco Marino sorride in maniche di camicia su un manifesto mentre regge un cartello con le parole: «Completare i cantieri in tempi certi, quello che fa un sindaco». L’idea è: quello che ha fatto il primo cittadino precedente è esattamente l’opposto. Ma la promessa, nella città dai cantieri eterni, suona come una missione impossibile. Cochi va sullo sportivo e si fa ritrarre con un Olimpico gremito di tifosi alle spalle sopra la scritta: «Sempre in campo». Che si presta a considerazioni della serie: a quando l’espulsione? Generico e sintetico (e un po’ sgrammaticato) l’invito del Movimento Unione Italiano (casomai «italiana») che sancisce: «Una sola parola: agire». Il lavoro fatto e quello da fare. La paura della rottamazione scivola spesso nell’ossimoro. E se Marco Visconti propone «la politica dei fatti» e sfoggia sui cartelloni un curriculum ventennale (20 impegno politico, 20 anni di risultati tangibili, ecc.), il «lead» di Gianni Paris (Pd) è ineffabile: «La novità dell’esperienza». Delle due, l’una: o sei nuovo, o hai esperienza. Ma perché non prendere due piccioni con un solo slogan?