Frattini e Pisanu flirtano con Casini

Perquesto Casini si appella a un «sussulto di dignità» dei parlamentari del Pdl mentre il presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu consuma lo strappo con il suo gruppo al Senato, vota a favore del premier (imitato alla Camera da Frattini) e indica l'unica strada percorribile per i moderati: formare una maggioranza numerica autonoma a sostegno dell'esecutivo che coinvolga parlamentari in fuga dal Pdl. L'obiettivo di Casini è noto da tempo: lavorare ad un Monti bis. Ma se Berlusconi riuscisse a staccare adesso la spina al governo, il leader dell'Udc rischierebbe di rimanere con il classico cerino in mano. Per due motivi. Da una parte non avrebbe il tempo necessario per rafforzare la «Lista per l'Italia» a sostegno del premier. Dall'altra, la vittoria di Bersani potrebbe assumere dimensioni tali da rendere «inutile» l'alleanza con i centristi, relegati così a un ruolo marginale. Il Professore resterebbe un autorevole candidato al Quirinale ma sarebbe destinata a tramontare l'ipotesi di un nuovo mandato a Palazzo Chigi. Proprio per questo assume un'importanza fondamentale la decisione di due big del Pdl di non seguire le direttive del Cavaliere. Il primo a rompere gli indugi al Senato è stato l'ex ministro dell'Interno Pisanu, che in disaccordo con il gruppo ha votato la fiducia sul decreto sviluppo. Con lui si sono schierati i senatori Amato e Saro. Anche Orsi ha votato a favore ma ha poi diramato una nota in cui parla di «equivoco» e di essere allineato alle posizioni di Gasparri e Quagliariello. La battaglia nel pomeriggio si è spostata alla Camera, dove, in dissenso con le indicazioni di Berlusconi, hanno votato a favore del governo l'ex ministro degli Esteri Franco Frattini insieme a Giuliano Cazzola, Gennaro Malgieri, Alfredo Mantovano e Carla Castellani. «Ho doverosamente e preventivamente, nello spirito di lealtà che sempre mi ha contraddistinto nei rapporti con Berlusconi, informato il presidente che non avrei potuto condividere l'indicazione di non partecipare al voto di fiducia al governo - ha detto Frattini - Anzitutto perché avevo già votato nella precedente lettura la fiducia su questo importante provvedimento che riduce i costi della politica. Un provvedimento che semmai è migliorato e non certo peggiorato nell'ulteriore passaggio parlamentare. In secondo luogo perché le critiche legittime alla politica economica generale del governo Monti hanno sinora condotto e potranno condurre ancora ad integrazioni e correzioni delle linee di politica economica confermando però lealtà ad un'azione di governo che sia pure in circostanze eccezionali sta cercando di condurre in porto riforme di indubbio valore. In terzo luogo - ha aggiunto Frattini - perché, dinanzi a valutazioni anche non convergenti sull'interesse superiore del Paese, la coscienza dei membri del Parlamento sia chiamata a scelte di responsabilità. Continuo a ritenere che il campo dei moderati, sulle linee del popolarismo europeo debba ancora sostenere riforme e progetti di governo che ci permettano di proporre un'offerta politica seria, europeista ed ispirata al bene comune». Posizioni che avrebbero irritato Berlusconi e di fatto una risposta indiretta all'appello lanciato da Casini: «Siamo all'irresponsabilità allo stato puro. Oggi è il momento della dignità: chiediamo a quei moderati, eletti nelle file del Pdl, di farsi sentire - ha affermato - Questo governo ha portato il Paese fuori dal baratro, non nel baratro, come qualcuno vuol far credere. Berlusconi è tornato, altro che unità dei moderati. Mi auguro che le persone per bene nel Pdl sappiano mostrare la schiena dritta». Mentre altri ex An come il sindaco di Roma Alemanno e l'europarlamentare Giorgia Meloni non nascondono il loro disagio, resta defilato, per ora, un altro protagonista del «grande centro», il presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo: «In questi giorni mi sto occupando solo di Telethon e sono felice di non seguire queste cose nel dettaglio. Mi sembra, però, un momento molto delicato della cui gravità non tutti si rendono conto, come non si rendono conto del rischio di aumentare il distacco degli italiani dalla politica». In una trasmissione radiofonica ha poi aggiunto: «Un governo deve avere una maggioranza che lo sostiene per poter prendere delle decisioni. Io spero che prevalga la responsabilità. È molto triste però vedere che i problemi che ha il Paese vengono messi in secondo piano rispetto a strategie e tattiche partitiche».