Non siamo un Paese per giovani

o.Quando anche l'ultimo baluardo si è arreso. Chissà se lo sapeva Annagrazia Calabria, deputata del Pdl, che mentre spegneva le fatidiche trenta candeline sulla torta cancellava contestualmente la fascia dei ventenni dalla Camera dei Deputati. Da allora, se si consulta il sito web www.camera.it e si prova a organizzare una lista dei parlamentari per età, selezionando l'intervallo tra i 25 e i 29 anni il risultato è uno sconsolante zero. È la fotografia singola di una realtà molto più generale. La classe dirigente italiana, età media 59 anni, è la più vecchia d'Europa. Se prima era solo un'impressione adesso è un dato messo nero su bianco da un report che Coldiretti ha confezionato insieme all'Università della Calabria. Qualche esempio? Quanti ne volete. A partire dal governo. Con il Premier ci sarà pure stata un'operazione di svecchiamento. Non si può pretendere un David Cameron o un Tony Blair, diventati primi ministri rispettivamente a 43 e 44 anni, ma almeno si è passati dal quasi 76enne Silvio Berlusconi al 69enne Mario Monti. Tuttavia è la squadra del Professore a destare qualche perplessità. Età media: 64 anni. Tanto che il buon Filippo Patroni Griffi, titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione, dal basso delle sue 57 primavere non ancora compiute può fregiarsi del titolo di ministro più giovane. Potrebbe non essere un caso, quindi, che l'esecutivo dei tecnici, appena insediatosi, abbia messo l'innalzamento dell'età pensionabile in cima alle priorità. Qualcuno correva il rischio, esaurita la parentesi politica, di non ritrovare più la vecchia poltrona per raggiunti limiti d'età. «La classe dirigente nazionale deve sapersi rinnovare conservando il buono e innestando allo stesso tempo giovani capaci». Parola di Mario Catania, ministro delle Politiche Agricole, che i 60 li ha superati un paio di mesi fa. A lui è spettato l'ingrato compito di commentare la ricerca all'assemblea dei giovani della Coldiretti. In fondo, prendersela solo con il governo sarebbe ingiusto. I politici di professione non è che siano proprio di primo pelo. Si diceva dei deputati: 0 tra i 25 e i 29 anni, solo 41 under 40, la bellezza di 182 oltre i 60. Età media dell'emiciclo? Si vola a 54 candeline. Probabile che in un consesso del genere, molto più della già citata Calabria, si trovi a suo agio Furio Colombo del Partito Democratico, 81 anni e tanta voglia di non mollare. Eppure, spiega la ricerca di Coldiretti, il peso dei 25-29enni è pari al 28% della popolazione eleggibile. Colpa dei vecchi che non si fanno da parte o dei giovani che non riescono (o non vogliono) farsi classe dirigente? Un po' come chiedersi se è nato prima l'uovo o la gallina. Più che le cause, bisognerebbe rintracciare le soluzioni. «Il Pdl deve farsi portavoce di una vera e propria rivoluzione generazionale, deve essere uno dei nostri punti di forza. Non possiamo parlare di crisi senza sapere che la crescita si crea anzitutto investendo sul futuro, sui giovani». Parola di Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera, 51 anni. Praticamente un ragazzino. Classe dirigente, però, non è solo politica. Ma non è che dalle altre parti vada molto meglio. Amministratori delegati o presidenti di banca hanno in media 67 anni. Dirigenti delle partecipate statali 61. Persino i sindacalisti, sempre pronti a tuonare contro l'innalzamento dell'età pensionabile, si attestano mediamente sui 57 anni. Un refolo di timido rinnovamento si sente solo nel settore privato, dove i manager di aziende quotate in borsa se la cavano con un'onorevole età media di 53 anni. Giusto dieci in meno dei professori universitari, 63. Proprio i «baroni» italiani meritano un discorso a parte. Sono i più anziani del mondo industrializzato: un quarto di loro ha più di 60 anni, mentre in Francia e Spagna la quota si abbassa al 10% e in Gran Bretagna addirittura all'8. Ci si augura che siano quasi tutti professori di storia: almeno potranno raccontare in prima persona buona parte dei fatti che i loro discepoli devono studiare. Sono solo 3 su circa 16 mila i professori ordinari con meno di 35 anni e appena 78 quelli under 40: lo 0.25% del totale. Rientrano nella ricerca anche i vescovi, età media 67 anni, anche se in teoria sono dirigenti dello Stato Vaticano e non italiani. Unica ventata di freschezza, guarda caso, proprio i responsabili di quella Coldiretti che ha promosso il report: 47 anni di media e il diritto di dire la propria sulla tragica situazione. «A essere vecchie e anche poche sono le idee con le quali si vuole affrontare la crisi - dice il presidente Sergio Marini - perchési cerca di riprodurre modelli di sviluppo fondati sulla finanza e sulle economie di scala che hanno già fallito altrove e che non hanno nulla a che fare con le peculiarità del Paese». Potenti incapaci di fronteggiare lo tsunami internazionale che ha investito l'economia? Forse. E potrebbe esserci anche un motivo: «In fondo - ironizza il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio - la maggior parte della classe dirigente attuale sarà andata in pensione prima ancora che la crisi sia superata». Pagheranno i più giovani. Sempre che se ne trovino ancora.