L'addio di Nicolas Sarkozy

Fair play: al termine di una campagna nervosa, aggressiva e conclusa al fotofinish, nessuno se lo aspettava. Invece, il giorno dopo lo scontro è tutto un «prego, si accomodi»: immediato accordo sul passaggio di poteri - il 15 maggio -, lo staff di Sarkozy che esalta la transizione «repubblicana e pacifica» e addirittura l'Eliseo che invita il presidente eletto Hollande a mettersi oggi sull'attenti accanto a quello uscente nella cerimonia dell'armistizio dell'8 maggio al milite ignoto. Sarkozy e Hollande hanno cancellato in un attimo sarcasmi, offese e insulti, così come con una sola telefonata la cancelliera Angela Merkel ha steso un velo su mesi di ostracismo verso il candidato socialista. Il clima cavalleresco è obiettivamente favorito dallo stato d'animo di Sarkozy: da grintoso, battagliero, aggressivo, il presidente battuto è diventato docile e facile alla commozione. «Per me si chiude un capitolo», ha detto ai suoi fedelissimi, loro ancora abitati da pensieri bellicosi verso la gauche, verso l'estrema destra e i centristi. A soli 57 anni, Sarkozy volta pagina, lascia «definitivamente» la politica, come ha ripetuto uno dei suoi collaboratori più stretti ad un ministro convocato all'Eliseo per la riunione di commiato. Non credeva alle sue orecchie, l'anonimo esponente del governo: «Ma allora non hai capito? - gli ha sibilato il braccio destro di Sarkozy - lascia definitivamente». Dal colorito terreo, dalle rughe diventate di colpo profonde, dalla commozione del discorso di ieri sera ai suoi sostenitori - il più bello di sempre per Sarkozy, dicono i maligni - già si poteva immaginare l'addio. Ma, spiegano i collaboratori, non voleva assolutamente replicare la scena del socialista Lionel Jospin, che perse e disse addio in un colpo solo. Ma non vuole neppure «fare il Giscard», con riferimento all'altro presidente bocciato anche lui giovane dopo un mandato e rimasto in politica come niente fosse. La metà dei francesi che ha comunque votato per Sarkozy si fa domande sul futuro del presidente e anche su quello di Carla Bruni, che ora torna a fare la mamma e la cantante a tempo pieno, con il tempo da dedicare anche alla Fondazione che porta il suo nome. Per ora si sa soltanto che il presidente vuole mantenere la promessa che aveva fatto mesi fa: se perdo, smetto. Soprattutto, dopo aver guidato il Paese, non vuole più saperne di lotte intestine nell'Ump, dove «i tre tenori» - Fillon, Copè e Juppè - sono già in assetto di guerra. Stamani, davanti al monumento al milite ignoto all'Arco di Trionfo, Sarkozy e Hollande - divisi da 1,1 milioni di voti - saranno uno accanto all'altro, sull'attenti, nella ricorrenza dell'8 maggio. Quasi mai successo nella Quinta repubblica, anche se si ricorda uno Chirac accanto a Mitterrand nel 1995, ma in quel caso era stato invitato dal presidente uscente e non da quello che lo aveva battuto, e in qualità di sindaco di Parigi e non di capo dello Stato entrante.