Icriteri Eba per le banche verso l'ammorbidimento. Sherpa al lavoro

Daieri gli sherpa, coloro che preparano il terreno alle decisioni dei politici, sono al lavoro su uno dei capitoli più discussi della politica economica. E cioè l'adeguamento del sistema bancario comunitario alle direttive di Basilea 3. Un trattato sconosciuto ai più ma che, in soldoni, obbliga gli istituti di credito a rafforzare il loro patrimonio di vigilanza, quello a garanzia dei soldi prestati, e che ha costretto e costringerà la quasi totalità delle banche a stringere i cordoni della borsa in termini di erogazione di prestiti e ad andare sul mercato per ricapitalizzare. Operazioni queste ultime difficili da perseguire in un momento come quello attuale. Proprio la stretta sui requisiti di capitale è uno dei fattori che ha introdotto incertezza nei mercati affossando valori di capitalizzazione degli istituti di credito. I criteri rigidi per aumentare le solidità delle banche si sono rivelati deleteri in un contesto recessivo. Per questo i governi e le associazioni bancarie, in testa quella italiana, hanno fortemente protestato, per le direttive Eba. Invano. Fino a che il problema era confinato nel credito paesi periferici, come Italia e Spagna, i paesi del nord Europa hanno fatto orecchi da mercante. Rafforzare le banche era il principio inderogabile del decalogo rigorista teutonico. Ieri però all'ennesimo incontro londinese le cose sono improvvisamente cambiate. Al tavolo di discussione si sono presentati gli sherpa olandesi con i «canini digrignati». Se Madrid piange anche Amsterdam ora non ride. La recessione, infatti, comincia a mordere i bilanci dei paesi modello come quello arancione. Idem la Francia. Gli sherpa a Londra sono ancora quelli inviati da Sarkozy che attende una minore rigidità anche per le sue banche. La sola notizia di un cambio di passo dell'Eba lancerebbe le banche in Borsa al galoppo. Tornerebbe l'ottimismo allo sportello. Le banche diventerebbero immediatemente più generose. E Sarkozy potrebbe giocarsi qualche chanche di rimpolpare le sue carte per la presidenza. Insomma tutti hanno qualcosa da guadagnare dalla revisione dei criteri Eba e dalla loro riattualizzazione alla situazione contigente. Secondo quanto risulta a Il Tempo le premesse per un loro allentamento ora ci sono. I tecnici starebbero per mettere nero su bianco proposte in tal senso per il consiglio Ue del 2 maggio a Copenaghen. Due segnali ieri sono la prova che il lavoro degli sherpa va nella direzione delll'ammorbidimento. I mercati e Draghi. I primi che anticipano le decisioni hanno ripreso fiducia. Le borse Ue hanno chiuso con rotondi segni positivi. Evidentemente hanno fiutato che l'aria attorno al sistema delle banche sta cambiando. Ed è lì che la crisi si è impantanata. Chi punta soldi sui mercati vuole certezze. E ancora non ha capito se le banche si salveranno o saranno destinate all'estinzione. Situazione probabile se l'Eba non sarà benevola. Secondo fattore: Draghi. Le sue parole a favore delle crescita segnano un'accelerazione di strategia. Forse anche lui ha subdorato che qualche elemento nuovo sta arrivando. Magari da Londra. Filippo Caleri