La possibile vittoria di Hollande ha già spaccato i Democratici

Ingiro, a dire il vero, di «distorsioni e polemicucce» se ne vedono poche, ma basta sfogliare i giornali per capire che la tempesta è in agguato. Infatti, mentre Pier Luigi Bersani festeggia il «vento» nuovo proveniente da Parigi e Nichi Vendola lancia «gli Stati generali» della sinistra e difende l'alleanza con il Pd, il vicesegretario Democratico Enrico Letta frena: «Legare le presidenziali francesi alla foto di Vasto è troppo provinciale». Come dargli torto. Il punto è che anche guardare alla sfida Hollande-Sarkozy come un'occasione di rivincita per la sinistra italiana è piuttosto «provinciale». Soprattutto perché, mentre in Francia il candidato appartiene ad un partito esplicitamente socialista (anche nel nome) e guarda a sinistra, in Italia una buona parte del Pd continua a portare avanti l'idea di una forza politica capace di conquistare anche i centristi di Pier Ferdinando Casini. E infatti, forse spaventati da un ritorno al passato, fanno sentire la propria voce. «Io penso che la vittoria di Hollande - commenta Paolo Gentiloni -, se ci sarà, sarà una svolta per l'Europa. Ma al mio partito dico: non esageriamo il senso di questo risultato....» Sulla stessa lunghezza d'onda l'eurodeputata Deborah Serracchiani: «L'avanzata dei progressisti in Europa è una buona notizia, ma attenzione a non prendere l'abbaglio che questo risolva i problemi del Pd in Italia». E Giorgio Merlo rincara la dose: «Cosa c'entra la sconfitta di Sarkozy con la necessità di dar vita in Italia ad un centrosinistra che non sia la riedizione dell'Unione? Credo nulla». Al coro si aggiunge pure Bobo Craxi che, da rappresentante del Psi, ricorda che «la posizione programmatica di Hollande e dei socialisti francesi non è quella di Monti». Insomma, c'è poco da stare allegri.