Le spese della «famiglia» pagate dal Carroccio

Tuttopagato dalla Lega Nord. Ieri i magistrati della Procura di Napoli hanno aperto la cartellina «The Family», che l'ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito custodiva nella sua cassaforte a Roma. Secondo i pm dimostrerebbe i pagamenti in favore della famiglia Bossi. In tutto un centinaio di pagine con fatture, ricevute, bonifici bancari, estratti conto, notifiche di contravvenzioni e altro materiale che Belsito ha «archiviato» con cura. Tra i documenti che sarebbero ritenuti più interessanti dai pm, un bonifico da 779,38 euro per il pagamento della polizza sulla casa di Bossi a Gemonio diretto a una compagnia assicurativa che ha come ordinante la Lega Nord. Nella cartellina c'è anche il fax che conferma che il pagamento alla società di assicurazione partì dalla segreteria particolare dello stesso Belsito, all'epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei Ministri. C'è anche la fattura dell'architetto per «l'ampliamento edificio residenziale Comune di Gemonio». All'attenzione degli investigatori figura inoltre un assegno del Banco di Napoli da 2 mila euro firmato da Francesco Belsito in qualità di segretario amministrativo federale del Carroccio e, nella stessa data, il 17 luglio 2010, nella stessa banca, il pagamento di alcune tasse a carico di Umberto Bossi per un ammontare di circa 1.300 euro. Dalle casse del Carroccio - da quanto emerge dalla lettura dei documenti sequestrati - provenivano dunque anche i soldi per il pagamento delle contravvenzioni stradali contestate a Renzo Bossi, che all'epoca risulta proprietario di una Audi A6. Le infrazioni contestate sono parecchie: dall'eccesso di velocità sulle autostrade al transito in centri storici chiusi al traffico alla sosta sul marciapiede. Tra i contestatori la polizia stradale e i vigili urbani di Bologna, Modena, Milano, Rovigo, Vicenza, Padova e altri ancora. Tragitti e infrazioni sono facilmente identificabili, visto che l'ex tesoriere ha annotato sugli stessi verbali la località e il motivo della presenza di Renzo nella zona: Festa Lega Nord Ferrara, Festa Lega Nord Bologna, «PRANZO CON DOTT PANINI ROSI MAURO ANGELO ALESSANDRI». Uno dei documenti sequestrati nella cassaforte dell'ex tesoriere è una lettera inviata al dott. Marabiso, che in un altro documento risulta consulente del lavoro e revisore contabile. «Come d'accordi con il sottosegretario Belsito, si inviano i documenti allegati», scrive Tiziana Vivian, una delle collaboratrici dell'ex tesoriere, il 14 luglio dello scorso anno su carta intestata della presidenza del Consiglio dei Ministri. Segue «elenco multe da pagare» ovvero quattro verbali di contravvenzioni elevate dai vigili urbani per un totale di 674,53 euro. Si passa poi alle cure mediche: la cartella contiene, tra l'altro, un bonifico di 9.901,62 euro partito dal conto della Lega Nord presso la filiale di Roma del Banco di Napoli a favore degli Istituti di ricovero e cura dove è stato operato Sirio, figlio del leader della Lega. Tra i documenti c'è anche la fattura del dentista di Umberto Bossi per un importo di 1.500 euro. Ieri la cartella «The Family», insieme con altri atti dell'inchiesta, è stata trasmessa dalla Procura di Napoli al procuratore regionale della Corte dei conti della Campania, Tommaso Cottone. Il procuratore Cottone, qualora venisse accertato il danno erariale per l'uso improprio dei contributi alla Lega, potrebbe avviare un'azione di responsabilità nei confronti dell'ex tesoriere e disporre il sequestro di beni. Il lavoro dei pm va avanti anche a Reggio Calabria. Dagli atti emerge che Bossi e Tremonti erano d'accordo sul fatto che la Lega Nord diversificasse i propri investimenti. È il 10 gennaio 2012 e la notizia dei fondi della Lega transitati su conti a Cipro e in Tanzania è stata pubblicata dal Secolo XIX. Tra i protagonisti dell'operazione c'è fibrillazione e l'ex tesoriere, parlando al telefono con l'imprenditore veneto Stefano Bonet, dice che Bossi e Tremonti (che smentisce e annuncia querela per Belsito ndr) erano d'accordo a diversificare. Ma all'ascolto ci sono anche gli uomini della Dia di Reggio Calabria che per conto della Dda li stavano intercettando ormai da mesi.