Riforma del lavoro I sindacati frenano

È sul tema degli ammortizzatori sociali, al tavolo per la riforma del mercato del lavoro, che governo e parti sociali oggi si sono allontanati dall'obiettivo di un accordo. Il ministro Fornero ha confermato i tempi stretti per il confronto, indicando la nuova dead-line del 23 marzo. Ed ha accelerato sull'ingresso dei nuovi strumenti di tutela, a regime dal 2015 e non più dal 2017. Per i sindacati è "un passo indietro". Mentre resta il nodo risorse. Da oggi il ministro Fornero avvia una serie di incontri bilaterali sulla flessibilità in uscita e quindi sull'articolo, e invierà alle parti sociali due documenti: uno sul tema dei contratti, l'altro sulla parte della riforma degli ammortizzatori. Lunedì tutti dal premier Monti. AMMORTIZZATORI, NO DELLE PARTI, ALLARME STOP MOBILITÀ Anticipare l'ingresso di nuovi strumenti significa anche anticipare lo stop alle tutele oggi in campo, come la mobilità. No dei sindacati e di Confindustria, che chiedono al ministro di rivedere questa scelta: strumenti come la mobilità, sostengono, sono insostituibili in tempi di allarme occupazione, con la crisi che imporrà ancora complesse ristrutturazioni aziendali. RISORSE: ALLE PARTI NON BASTA SOLO UN IMPEGNO A TROVARLE Dopo il rinvio del tavolo, annunciato dal governo per individuare risorse da mettere in campo, alla ripresa del confronto i sindacati sottolineano di non aver avuto le risposte che attendevano: non è stata indicata esattamente una cifra, ed è arrivato solo un impegno a garantire la copertura quando la riforma sarà operativa, spiegano. «E se arriverà un altro governo che non confermerà questi impegni?», obietta l'Ugl. ASPI, LA NUOVA INDENNITÀ DI DISOCCUPAZIONE, TETTO 1.119 EURO La nuova indennità di disoccupazione proposta dal governo si chiamerà Aspi, Assicurazione Sociale per l'impiego. Sostituirà tutti gli strumenti oggi in campo, compresa la mobilità, tranne la cig ordinaria ed una parte della cig straordinaria salvata (scompare solo per i casi di cessazioni di attività) nella messa a punto della riforma. L'Aspi prevede un tetto massimo di 1.119 euro lordi in linea con gli strumenti attuali, una durata di 12 mesi che sale a 18 per gli over-58, con una prestazione che si ridurrà del 15% ogni 6 mesi. Si applicherà a tutti i lavoratori dipendenti privati e ai lavoratori pubblici con contratto non a tempo indeterminato. Come requisiti serviranno due anni di anzianità assicurative e almeno 52 settimane ultimo biennio. Dai commenti dei sindacati emerge la preoccupazione per il rischio, nel complesso, di una riduzione dell'efficacia della copertura e requisiti troppo stringenti per poterla allargare ad una ampia fascia di precariato. CGIL, NON C'È ESTENSIONE PROMESSA: NESSUN LAVORATORE IN PIÙ Siamo lontani dall'obiettivo del governo di un nuovo sistema di ammortizzatori «universale», con una copertura per 12 milioni di lavoratori, estesa quindi a otto milioni di esclusi. Lo sottolinea la Cgil: «Si riducono le coperture attuali senza dare niente a chi attualmente non ha alcuna copertura». PMI: ALLARME COSTO DEL LAVORO, AUMENTERÀ OLTRE IL 2% I costi per le imprese del nuovo sistema di ammortizzatori, che si aggiungono ai disincentivi per il lavoro a tempo determinato, porteranno «un appesantimento del costo del lavoro di fatto oltre il 2%, che per le piccole imprese sarebbe inaccettabile». È allarme delle pmi di Rete Imprese Italia