Atene brucia, Monti fermi i piani di Berlino

Quando la neve si sarà sciolta e il polverone sul grande gelo si sarà abbassato, lo sguardo dell'opinione pubblica dovrà posarsi su uno scenario ben più pericoloso per il nostro futuro: la rivolta in Grecia e il crac dell'Europa. La Germania ha imposto la sua linea all'Unione e il suo diktat ad Atene dando cinque giorni di tempo al governo per accettare un piano di risanamento che definire di lacrime e sangue è insufficiente. Secondo i piani tedeschi i greci devono impiccarsi con le loro mani. Ma nessuno è disposto ad offrire docilmente la testa al boia e Berlino questo sembra non averlo ancora realizzato. Alla cancelliera Merkel stanno a cuore i bilanci delle banche tedesche (che hanno in pancia debito pubblico greco) ma dimentica che poi esistono i popoli e le rivoluzioni. La situazione in Grecia è drammatica e stupisce come i parrucconi di Bruxelles non abbiano compreso che si va a grandi passi verso una rivolta sociale dagli esiti fasciocomunisti. Le dimissioni in massa dal governo di quattro ministri dell’estrema destra e di un socialista sono macigni. Il primo ministro Papademos dice che la Grecia non può permettersi il default. Vero. Ma non può neppure andare davanti al plotone d’esecuzione sorridendo e dicendo grazie all’Europa. Atene ha commesso errori colossali, truccato i bilanci, mostrato irresponsabilità. Ma poi esistono le persone. E quando hanno fame di solito bruciano la casa di chi le affama. Quel che sta accadendo riguarda molto da vicino tutti noi. La tentazione di mettere anche l’Italia sotto l’ombrello di un intervento del Fondo monetario internazionale esiste e se la crisi del debito continua e la Grecia piomba nel caos, anche il peggiore scenario diventa una possibilità. Monti è un interlocutore credibile per la business community, ha intercettato un interesse concreto degli Stati Uniti a mettere la Merkel di fronte alla realtà della crescita e non solo a quella del rigore, ha varato una prima manovra di tasse pesante, recessiva ma ineludibile, ora però deve stare attento a non cascare nel trappolone egemonico dei tedeschi. La Merkel non cederà di un millimetro sulla linea dell’austerità costi quel che costi, Sarkozy non potrà far altro che seguirla per ragioni di debolezza elettorale (in Francia si vota per le presidenziali) e il resto d’Europa ha ben poco da dire. Ma per uno di quei paradossi della Storia, c’è il grande malato di debito pubblico, c’è l’Italia, terza economia del Vecchio Continente, Paese fondatore dell’Ue, che in questa partita può avere un ruolo decisivo e positivo. Non assecondando la condotta suicida della Merkel, ma portandola verso posizioni più ragionevoli. I tedeschi hanno perso il contatto con la terra, qualcuno deve riportarli in fretta alla base. Atene brucia, Berlino ride, Roma spenga l’incendio.