Nelle parole di Monti tanta teoria e poca realtà

Equesto non per un pregiudizio ideologico. Per formazione e cultura sono stato sempre un tenace avversario di vincoli, lacci e burocrazie varie che imbrigliano il potenziale creativo di ogni uomo. Il dirigismo e lo statalismo non sono mai entrati nella mia scala di valori. Dunque dico sì a una società aperta, mobile, curiosa, in grado di trasformare gli stimoli individuali in ricchezza per tutti. Una società che, almeno per ora, esiste solo sulla carta. E qui giunge la mia critica al premier Monti. Che da buon professore continua a credere di essere ancora in un'aula universitaria. Dove tracciando sulla lavagna grafici ed equazioni con «n» variabili si interpreta il mondo e si cerca di guidarlo verso l'obiettivo prestabilito. Lì, nelle aule accademiche, sembra tutto perfetto. I numeri sostengono l'infallibilità delle tesi. Poi però i modelli elaborati e testati in laboratorio vanno calati nella realtà. Nella vita vera. E allora qualcosa necessariamente non funziona più. Perché al posto delle equazioni ci sono le persone, la carne, il sangue. E con loro i sentimenti, le frustrazioni e le ambizioni. Ecco, all'esemplare lavoro che il professor Monti sta facendo in questo Paese, manca questo pezzo: la realtà. Che non è fatta solo di giovani bocconiani, ma di ragazzi e ragazze che da tempo hanno fatto proprio l'assunto che il lavoro fisso non esiste più. Ne hanno cambiati decine, hanno accettato condizioni impossibili pur di non passare per «bamboccioni» (citazione di un altro professore) all'interno delle loro famiglie. Sono la maggioranza, purtroppo. E al posto fisso non ci pensano nemmeno.Il loro desiderio oggi è solo un posto che non c'è. E che vorrebbero non per impigrirsi dietro una scrivania. No. Desiderano solo pianificare il loro futuro. Esercizio finora negato. Sì perché, la realtà, quella vera, è che quando entrano in una banca per chiedere un mutuo o un prestito, con i microcontratti che presentano non riescono a ottenere nemmeno un euro. È questa gente, la maggioranza, che si infuria per le parole di Monti. Questi giovani, dal premier del cambiamento, si aspettano altre dichiarazioni. Del tipo: «Stiano tranquilli perché stiamo per far ripartire la crescita e presto avranno nuove opportunità. O anche: «So che siete già pronti al cambiamento. Stiamo preparando una rete di sicurezza, vera, per aiutarvi nei momenti di inattività». Insomma ci si aspetta il buonsenso. E non frasi ad effetto. Soprattutto ora in una società innervositae impaurita dalla crisi. Filippo Caleri