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Caso ferie pagate, Malinconico si dimette

Carlo Malinconico

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Dopo appena 43 giorni il governo dei «migliori» perde uno dei suoi componenti. Carlo Malinconico ha infatti deciso di dimettersi da sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Una decisione sofferta e maturata durante un lungo incontro a Palazzo Chigi con Mario Monti nel quale l'ormai ex responsabile dell'Editoria ha riferito al premier sulle cronache che parlano di alcuni suoi soggiorni nell'albergo Il Pellicano di Porto Ercole. Soggiorni che sarebbero stati pagati da Francesco De Vito Piscicelli, il costruttore noto per aver riso al telefono la notte del terremoto all'Aquila parlando degli affari che si prospettavano con la ricostruzione.   Piscicelli - tornato agli onori della cronaca pochi giorni fa per aver portato la madre a pranzo in un ristorante della Feniglia in elicottero - avrebbe pagato per l'ex sottosegretario Malinconico alcuni soggiorni (9.800 euro per tre vacanze a partire dal 2007), su richiesta dell'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e del costruttore Diego Anemone, entrambi imputati al processo per i lavori del G8 che si aprirà a Perugia il 23 aprile. Un vortice che ha costretto Malinconico a tentare di mettere le cose in chiaro soprattutto dopo le indiscrezioni apparse sui quotidiani. E così l'ex sottosegretario ha dichiarato di avere appreso che era stato Piscicelli a pagare i soggiorni al Pellicano di sua iniziativa «solo ora e per ragioni del tutto ignote», aggiungendo di aver «versato all'albergo l'intera somma dovuta per evitare tutti gli effetti di episodi non voluti, né sollecitati». Aggiungendo poi di aver conosciuto Balducci prima che fosse coinvolto nelle inchieste sulla «cricca» del G8: «Andai per la prima volta a Il Pellicano nel 2007 - ha affermato - ci tornai all'inizio del maggio 2008. In quella circostanza chiesi a Balducci la cortesia di fare la prenotazione al posto mio perché in quel momento risultava difficoltosa e lui la fece al Pellicano. Si sa che pagai una parte dei soggiorni. Mi fu detto dall'albergo che per i precedenti soggiorni era stato provveduto ma senza specificare da parte di chi. Pensai fosse stato Balducci e ugualmente insistetti per non gravare su di lui. Non ci fu modo di riuscirvi, sicché irritato cancellai le permanenze successive e non tornai più all'albergo». Tutte giustificazioni che Malinconico avrebbe ribadito a Monti nel colloquio di ieri per difendere la correttezza della sua condotta ma che alla fine lo hanno comunque portato a rassegnare le dimissioni «per salvaguardare meglio la propria immagine e onorabilità in tutte le sedi, nonché‚ la credibilità e l'efficacia dell'azione del governo».   Decisione che ha trovato l'apprezzamento di Monti il quale, come spiega una nota di Palazzo Chigi, «ha ringraziato il sottosegretario per il suo contributo al lavoro del governo, pur nella brevità del suo incarico». Tra i componenti dell'esecutivo, il primo commento è stato quello del ministro del Turismo e dello Sport Piero Gnudi: «Sono molto dispiaciuto per la vicenda del Sottosegretario, di cui ho avuto modo di apprezzare l'intelligenza e la leale collaborazione». Intanto sono già partite le scommesse per il "dopo Malinconico" anche se la prossima nomina sembra non avverrà in tempi brevi. Troppo presto quindi per avanzare ipotesi, si fa notare in ambienti del governo, e tanto più per fare nomi sui possibili candidati. Anche se da qualche esponente politico è arrivato il suggerimento per un interim del presidente del Consiglio Mario Monti. Una soluzione che comunque non può essere definitiva. Possibile quindi che nei prossimi giorni vengano individuate delle personalità a cui affidare un incarico così delicato. Eventuali proposte potrebbero essere già avanzate dal premier negli incontri che avrà con le forze politiche in vista del varo dei prossimi provvedimenti del governo.

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