E la Polizia critica il decreto sulle carceri

Alcentro della polemica il decreto legge varato dall'esecutivo prima di Natale per alleggerire la presenza dei detenuti nelle carceri. È il vicecapo della Polizia Francesco Cirillo, davanti alla Commissione Giustizia del Senato dove è cominciato l'iter del provvedimento, ad attaccare una delle norme: quella che prevede che gli arrestati in flagranza per i reati meno gravi, sino alla convalida o sino al processo per direttissima, siano rinchiusi nelle camere di sicurezza di questure e comandi senza passare dal carcere. Una misura che eviterebbe le cosiddette «porte girevoli», l'ingresso negli istituti penitenziari di circa 21mila persone all'anno che oggi restano in cella per non più di tre giorni. Il vice di Manganelli è durissimo: le camere di sicurezza sono «poche», hanno un costo «molto alto», non garantiscono la «dignità» di chi è obbligato a soggiornarvi e polizia e carabinieri non sono organizzati né attrezzati per la custodia degli arrestati. Conclusione: «i detenuti stanno meglio nelle carceri». Parole che sorprendono e provocano la reazione stizzita del ministro della Giustizia Paola Severino: quelle norme sono state «concordate totalmente» con il Viminale e con i vertici della Polizia. Una tesi che nel tardo pomeriggio viene pienamente confermata dal ministro Anna Maria Cancellieri, che di fatto sconfessa Cirillo.