Giravolta della Fornero sull'articolo 18

Scusate, sulla riforma del mercato del lavoro, abbiamo scherzato. Elsa Fornero sceglie il salotto di Porta a Porta per far luce sulla questione che ha animato il dibattito politico degli ultimi giorni, rischiando di mettere in crisi il difficile equilibrio che tiene in piedi il governo: «Non ho in mente, ora, nulla in particolare sull'articolo 18», sentenzia a brucia pelo. E allora l'apertura del ministro del Welfare a una possibile revisione delle norme che regolano i licenziamenti? Tutta colpa dei giornalisti, e delle loro «trappole». «Sono stata ingenua - ammatte il ministro - I giornalisti sono bravissimi a tendere trappole e io ci sono caduta», spiega riferendosi all'intervista rilasciata al Corriere della Sera che ha innescato la polemica con sindacati e partiti. Ingenuità e inesperienza, insomma. Senza dimenticare una certa dose di malizia da parte dei cronisti. Ecco il mix di ingredienti che hanno spinto la Fornero a dire che «sull'articolo 18 non esistono totem». La frenata del ministro è sotto gli occhi di tutti: è bastata una frase detta con «ingenuità» per rischiare uno scontro sociale, rallentare e prendere tempo è comprensibile. Mentre le agenzie battono le smentite del ministro che arrivano dagli studi di Porta a Porta, però, chi non gradisce di essere chiamato in causa si lascia andare su Twitter: «La Fornero è caduta nella trappola di se stessa», scrive Ferruccio De Bortoli. «I giornalisti mi hanno frainteso. Berlusconi? No, Fornero», cinguetta ironico Pierluigi Battista. Alla fine è il portavoce del ministro a gettare acqua sul fuoco: non si riferiva al Corriere ma alle polemiche che sono scaturite dopo, spiega. Il ministro, intanto, continua il suo racconto. «Per temperamento non sono polemica, severa sì ma non polemica. Il mio era solo un invito a guardare a mente fresca il mercato del lavoro, a parlare di un problema in maniera piena», ribadisce. Invece, puntuali, sono arrivate le polemiche. I veti ideologici dei sindacati. Gli attacchi frontali. «Ho riletto l'intervista e mi sembrava che l'elemento dominante fosse il dialogo. Non mi aspettavo che il solo menzionare l'articolo 18 potesse scatenare tutto questo» ammette, ribadendo di essere «dolorosamente colpita dalla polemica». Fornero difende comunque il lavoro fatto da Monti e dagli altri ministri: «Si è dovuto fare in fretta, senza concertazione, senza consultazioni», perché «siamo stati chiamati al capezzale di un malato molto grave». Adesso il malato sta meglio, ma non è ancora fuori pericolo - è il ragionamento - ecco perché bisogna continuare a lavorare: «La riforma delle pensioni senza una riforma del mercato del lavoro resta monca», spiega. Niente articolo 18, però: «Vogliamo lasciarlo stare? Io sono pronta a dire che neanche lo conosco, non l'ho mai visto. C'è tanto da fare sul mercato del lavoro prima di arrivare lì, che era soltanto un inciso che arriva per ultimo». La «prima e unica» preoccupazione del ministro è la creazione di posti di lavoro: «Bisogna rimettere in moto l'occupazione. Sono angosciata quotidianamente dalle richieste di crisi aziendali e dalle domande di cig in deroga. Dobbiamo agire: dobbiamo fare in modo che le aziende tengano i lavoratori e offrano lavoro», a cominciare «dalle donne e dai giovani». Il compito che le spetta, però, non è semplice. Il ministro lo sa e sa che non può farcela da sola: «Non è con i soldi pubblici che si possono creare posti di lavoro. Si creano con una economia sana; con imprese, piccole e capaci di stare sul mercato. È questo il modello cui dobbiamo tendere, con l'aiuto del sindacato», spiega. La nuova linea è tracciata: il governo non farà la riforma del mercato del lavoro con il «terrore» ed è pronto a dialogare con la politica e tutte le parti sociali. «Noi - azzarda il ministro - la responsabilità di governo ce la siamo presa e abbiamo la presunzione di poter parlare con tutti, la Bindi, Lupi, Bonanni (gli ospiti in studio, ndr) e perfino con la Camusso». Il leader Cisl ascolta e sorride. Intervistato poco prima a La zanzara su un possibile regalo di Natale da fare alla Fornero, aveva risposto ironico: «Le porterei un torrone delle mie parti, dell'Abruzzo, per addolcirla un po'», ma sembra già acqua passata. I nodi della riforma restano, ma il clima adesso sembra volgere al sereno. Le dichiarazioni della Fornero vengono accolte con soddisfazione anche dal Pd, che nel pomeriggio aveva avvisato il governo: «Ci fa piacere che il ministro non consideri la riforma dell'articolo 18 una priorità - spiega Cesare Damiano - Bisogna partire dagli ammortizzatori sociali». La pace sembra fatta. Fino alla prossima «trappola».