Bondi: "Giulio fa il filosofo ma è tributarista"

Onorevole Sandro Bondi, Tremonti accusa alcuni ex ministri del governo Berlusconi di aver messo in discussione la linea del rigore e aver provocato tensioni nella coalizione. Che ne pensa? «Sulla base della mia esperienza di governo e delle responsabilità politiche che ho ricoperto all'interno del Pdl, ho il dovere di dire che le dichiarazioni di Tremonti non rendono conto in maniera onesta e corretta del confronto che vi è stato sui provvedimenti economici nel corso di tutta la durata del governo Berlusconi. Solo Tremonti, a quanto mi risulta, ha espresso dei no, immotivati e rivelatisi poi anche sbagliati, nei confronti dell'operato degli altri ministri del Pdl, i quali peraltro hanno sempre agito nel nome del rigore e delle riforme. Allo stesso modo oggi gli stessi esponenti del Pdl, a quanto mi risulta, esprimono nei confronti del governo Monti delle posizioni responsabili e coerenti, a volte critiche ma sempre propositive e costruttive».  Ma quei ministri e quegli esponenti del Pdl che allora consigliavano di puntare sulla crescita e sulla riduzione delle tasse avevano ragione? «In una crisi come quella che stiamo vivendo e soprattutto dopo aver sperimentato ciò che significa governare in un tempo come questo, sostenere che nell'immediato si possano ridurre le tasse significa mancare di buon senso. Promuovere la crescita invece è un obiettivo necessario e possibile, senza il quale oltretutto i sacrifici rischiano di diventare vani e inutili, perché l'assenza della crescita divora immediatamente tutte le manovre fondate esclusivamente sul rigore. È un circolo vizioso che solo lo sviluppo può interrompere. Il problema però nasce dalla crisi dell'euro e dalla crisi politica di un'Europa che non assume quelle decisioni, quali ad esempio quella riguardante il ruolo della Bce, che stroncherebbero in poco tempo la speculazione. In assenza di queste scelte politiche, l'Europa, anzi la diarchia franco-tedesca, finirà per trascinare tutto il Continente, e non solo, in una pericolosa recessione economica, fonte di imprevedibili conflitti sociali. Tremonti non ha mai preso in seria considerazione questi problemi in una logica di confronto politico e democratico, a partire innanzitutto dal suo partito, il Pdl». Lei da che parte stava, quella delle cicale o quella delle formiche? «Come ministro mi sono fatto paladino del rigore e delle riforme nel settore della cultura, attirandomi un odio implacabile per cui ho subito una mozione di sfiducia personale in Parlamento. In tutto questo, Tremonti prima ha voluto coscientemente umiliarmi, umiliando l'intera cultura italiana, salvo poi, esclusivamente per tutelare la sua immagine personale, concedere il giorno stesso delle mie dimissioni più risorse di quelle che sarebbero state davvero necessarie. Mi sono sempre chiesto perché si fosse comportato in questo modo. Non so ancora darmi una spiegazione». Quante responsabilità ha Tremonti della attuale, difficile, situazione economica italiana? «Di certo Tremonti non può considerarsi e presentarsi oggi come un distaccato studioso oppure come la vittima degli errori degli altri. È davvero sconcertante e poco dignitoso questo atteggiamento». Tremonti definisce la manovra di Monti "tante tasse e poca crescita". È una rivincita o un paradosso? «Dopo aver solennemente annunciato uno sdegnoso silenzio, Tremonti ha solo il problema di mettersi in sintonia con la Lega. L'ho sentito ripetere vecchi motivi di oltre dieci anni fa, senza alcun esame critico dei propri errori e della propria esperienza di governo». Ritiene che con il governo Monti sia aumentato il confronto sui provvedimenti economici? «In una certa misura sì. Il governo Monti deve tenere conto delle posizioni di un ampio arco di forze politiche che lo sostengono in Parlamento ma che hanno fra di loro convinzioni diverse. Ciononostante, per quanto è possibile Monti dimostra una capacità di ascolto e di rispetto per le posizioni dei partiti ben maggiore di quella dimostrata ad esempio da Tremonti nei confronti del proprio partito». Crede che sia compromessa in maniera definitiva la fiducia nelle "ricette" economiche di Tremonti? «In realtà, non conosco le ricette di Tremonti. Si può dire soltanto che Tremonti è un qualificato tributarista. Si compiace inoltre di lumeggiare, da filosofo più che da economista, le grandi tendenze della storia. Non ha tuttavia la statura di leader politico, che deve avere come principale qualità la passione tutta umana di costruire e vivere un progetto comune».