La prossima tappa: articolo 18 e reddito minimo

Ilche significa sopreattutto nuove regole per il mercato del lavoro e una revisione degli ammortizzatori sociali. Il premier Monti ieri ha ribadito che misure sulla crescita sono già contenute nella manovra ma altre saranno introdotte a breve. Il nodo da sciogliere è quello di introdurre maggiori dosi di flessibilità nel mercato del lavoro per incentivare l'occupazione ma senza allargare il precariato. Non solo. C'è la questione aperta dei cinquantenni che usciti dal lavoro non hanno più la finestra del pensionamento anticipato a causa delle nuove regole previdenziali che hanno alzato l'età. Il risultato ottenuto dalla Fiat con il contratto unico dell'auto sottoscritto da Cisl e Uil ma non dalla Fiom-Cgil, rappresenta un apripista importante per affrontare lo scoglio della riforma della contrattazione e del fatidico articolo 18. Il ministro Fornero si è già espressa più volte a favore di un maggior peso della contrattazione aziendale rispetto a quella nazionale. L'ipotesi su cui si lavora al ministero del Welfare, sarebbe di ridurre la parte di retribuzione legata ai contratti nazionali. La quota di trattamento economico trasferita nella contrattazione aziendale sarebbe resa più sostanziosa per i lavoratori attraverso incentivi fiscali, a patto però che venga legata alla produttività. Ma la partita più spinosa è quella sull'articolo 18. Questo regola la facoltà di licenziare per le aziende solo per giusta causa (per esempio inadempienza contrattuale grave) o per giustificato motivo (crisi aziendale). Il reintegro non è obbligatorio per le aziende con meno di 15 dipendenti che risolvono il rapporto di lavoro con un indennizzo. L'obiettivo del governo sarebbe di modificare queste condizioni o allargando il concetto di giusta causa o introducendo deroghe all'obbligo del reintegro. Ma per far digerire questo passaggio ai sindacati la Fornero metterebbe sul tavolo quel salario minimo garantito che la Ue chiede all'Italia da diverso tempo ma che finora è stato inserito solo in alcune Regioni tra cui il Lazio durante la giunta Marrazzo. Coloro che sono contrari sollevano il problema della difficoltà di monitorare gli abusi. L'ipotesi è di un assegno mensile (fra 500 e 1000 euro per un massimo di 2 o 3 anni) per i giovani in cerca di prima occupazione o per i disoccupati che hanno difficoltà a ritrovare lavoro. L.D.P.