Fli: pace col Pdl. Casini alla finestra

Il terzo polo sposa Monti. Eppure, a giudicare da indiscrezioni e movimenti sospetti, non è escluso che nel nuovo scenario politico Udc, Fli e Api finiscano per divorziare. Alle consultazioni con il presidente del Consiglio designato, Monti, i tre partiti hanno dato totale disponibilità. «Ci sono bastati dieci minuti per dire a Monti che ha la nostra piena fiducia - spiega Francesco Rutelli - Noi lo sosterremo. Se vorrà dare un carattere politico al governo avrà il nostro appoggio. Se vorrà venire in Parlamento con una piattaforma programmatica che corrisponda a ciò che ha detto e portato avanti in questi anni in Europa avrà il nostro sostegno senza se e senza ma». Una posizione confermata dal leader dell'Udc Pierferdinando Casini: «Tecnici o politici, per noi Monti ha carta bianca, quindi faccia ciò che vuole». Netto anche il presidente della Camera e leader di Fli, Gianfranco Fini, secondo cui la politica deve saper ritrovare quella coesione civile necessaria a restituire all'Italia credibilità internazionale e far ripartire il motore della crescita economica». Ma non è tutto oro quello che luccica. Senza Berlusconi (almeno per ora) il terzo polo corre il rischio di sgretolarsi. Il timore di alcuni esponenti è innanzitutto che Casini, che ha le maggiori possibilità di conquistare consenso anche da solo, si smarchi da Rutelli e Fini per tentare un'avventura diversa, magari gettando un ponte verso il Pdl senza più il Cavaliere al governo. Non è fantapolitica, visto che qualche settimana prima delle dimissioni di Berlusconi è stato proprio il leader centrista a ipotizzare un nuovo esecutivo di centrodestra senza il Cavaliere.   Si muove pure il movimento di Fini, Futuro e libertà, che tende una mano, anche se per ora con timidezza, verso il partito dell'ex premier. Tre giorni fa è stato il numero due Italo Bocchino a spiegare: con le dimissioni del Cavaliere «finisce il braccio di ferro fra Berlusconi e Fini e chi come noi ha contrastato il presidente del Consiglio a viso aperto quando era potente non si accoda a chi lo abbandona adesso che è caduto». Insomma, ha aggiunto: «A questo punto non ci interessano più i vinti o i vincitori». Ieri è stata la volta di Fini, che è andato a visitare i cantieri della metropolitana romana insieme con il sindaco Gianni Alemanno. «Il fatto che io sia qui in qualità di presidente della Camera - ha detto Fini - carica di significati ulteriori questa visita», in quanto testimone «della realizzazione di un'opera che sta rispettando tempi e costi», e dalla quale «la città di Roma avrà i suoi benefici in termini di qualità della vita». Un bello spot per il primo cittadino della Capitale, in difficoltà nei consensi, ma anche per Fini. Dal canto suo, infatti, Alemanno ha sottolineato come «il legame forte tra politica locale e nazionale ci può aiutare a portare l'Italia fuori dalla crisi». Ovviamente la politica la fa da padrone. Il sindaco Alemanno cerca di ricomporre il quadro politico in vista delle prossime amministrative: continua a corteggiare l'Udc, a cui ha tenuto un posto nel consiglio di amministrazione dell'Atac, e apre di nuovo a Fini: «Auspico che ci sia una grande ricomposizione del centrodestra attraverso il Pdl, mettendo insieme tutti quelli che si sentono alternativi alla sinistra». Pochi credono che Alemanno possa tentare la scalata al governo del Paese, più probabile dunque il tentativo di «blindarsi» in vista del 2013.