L’ultimo assalto a Berlusconi

L'approdo è Natale. Ma per arrivare fino a quel giorno Berlusconi dovrà lottare duramente. Perché da una parte dovrà riempire di fatti e cifre la lettera inviata a Bruxelles, in una situazione economica in cui l'Italia sembra avvitarsi sempre più su se stessa, dall'altra dovrà difendersi dalle manovre dell'opposizione per la quale da oggi fino a dicembre ogni giorno sarà buono per farlo cadere e far nascere un governo di transizione. Confidando anche in un aiuto della magistratura. «Dovremo aspettarci di tutto – confida Andrea Augello, sottosegretario alla presidenza del Consiglio – proveranno in ogni modo a far cascare il governo, si scateneranno nei prossimi 40, 50 giorni». Il motivo è che, come ha spiegato lo stesso Berlusconi, nessuno nell'opposizione vuole veramente andare alle elezioni. Primo fra tutti il segretario del Pd Pier Luigi Bersani che ha grossi problemi interni di leadership. Meglio, molto meglio, ragionano nel centrosinistra e nell'Udc, un governo istituzionale con il quale arrivare fino al 2013 e prepararsi al voto dopo aver liberato il campo dal Cavaliere. Ma tutto questo deve accadere entro dicembre. Perché allora, con la data delle elezioni lontana di cinque, sei mesi, l'Italia non avrebbe altra strada da imboccare se non quella di un esecutivo tecnico. Diverso se la crisi avvenisse a gennaio: a quel punto – spiegano nel Pdl – il periodo per arrivare al voto sarebbe molto più breve – due, tre mesi – e le elezioni sarebbero l'unica strada possibile. Ed è in questo scenario che si stanno intensificando gli appelli dell'opposizione per un governo di transizione. Ieri si è alzato un vero e proprio coro. Ha iniziato Luca Cordero di Montezemolo con la lettera-manifesto su «La Repubblica» nella quale ha spiegato che quella è l'unica soluzione possibile per salvare l'Italia. Proposta a cui si è accodato il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: «Bene Montezemolo. Quello che dice sul governo e sulle ricette per il paese è verbo ampiamente condivisibile e noi lo diciamo da anni». In campo è sceso anche Gianfranco Fini che ha ripetuto che l'unica ipotesi praticabile è un nuovo esecutivo in cui entrino i partiti che hanno vinto le elezioni (e quindi il suo Futuro e Libertà), mentre dal Pd ha rilanciato Enrico Letta: «Le pesanti notizie sulla corsa dello spread e sul superamento di quota 6% dei titoli di Stato confermano che non ci sono più margini. Che il tempo è finito. C'è bisogno, adesso, di un governo di emergenza che sostituisca l'attuale esecutivo». Ma a preoccupare Berlusconi non sono le parole dell'opposizione. Piuttosto il calendario che lo aspetta in questo mese e mezzo. Iniziando dal fronte giudiziario, quello che nel Pdl temono sia il vero «ariete» per far cadere il governo. Il 21 novembre è fissata l'udienza per il caso Mediaset, il 23 è la volta del Ruby-gate, il 28 tocca al procedimento Mills, con il video-interrogatorio dell'avvocato inglese da Londra, e il 5 dicembre sarà invece il premier a essere interrogato. Contemporaneamente Berlusconi se la deve vedere anche con la causa civile che ha promosso contro di lui il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, che gli ha chiesto 500 mila euro a titolo di risarcimento per alcune frasi pronunciate dal Cavaliere più di cinque anni fa, nell'aprile 2006, all'indirizzo dei pm che indagavano sul caso Mills. Ma il premier deve anche guardare con attenzione a quello che può accadere alla maggioranza in aula. E il primo appuntamento è fissato per giovedì quando alla Camera arriverà in votazione il rendiconto economico dello Stato, il provvedimento che era stato bocciato. Nonostante i malumori sotterranei non ci dovrebbero comunque essere pericoli. Intanto, per preparare le risposte da dare all'Europa Berlusconi ha affidato al ministro Renato Brunetta la cabina di regia che coordina tutti i provvedimenti e sta decidendo se convocare un consiglio dei ministri giovedì, prima di partire per la riunione del G20 a Cannes dove andrà insieme al ministro dell'economia Giulio Tremonti. Intanto il governo sta pensando di inserire dei provvedimenti all'interno della legge di stabilità in discussione la prossima settimana al Senato, creando una legge «Omnibus» con le misure presentate in Europa e farle approvare al più presto. Domani invece il Cav riunirà il Pdl.