Silvio: ora responsabilità

Silvio Berlusconi convocherà il governo d'urgenza. Forse già oggi pomeriggio o domani. Però oggi il premier oggi dovrebbe presentarsi al palazzo di Giustizia di Milano per il processo Mills. Comunque il Cavaliere sa che deve agire in tempi stretti. Da Bruxelles in serata ha voluto dato risposte precise ai partner europei. «Nel Cdm metterò mano alle pensioni e farò le cose che non ho fatto per colpa degli altri. Bossi capirà che la riforma non danneggia i pensionati. Però non c'è e non c'è stato un rischio Italia». Il premier ha detto che è necessario «vendere gli immobili di Stato per azzerare il deficit». E sull'irrigidimento della Francia ha chiosato: «Sarkozy se l'è presa per Bini Smaghi, ma che faccio, lo uccido?». La situazione è grave, il premier lo sa. È rimasto impressionato dai colloqui che ha avuto a Bruxelles. A cominciare dalla cena del Ppe dell'altra sera. Mario Mauro, capo della delegazione del Pdl, ha accompagnato il premier nella due giorni belga e prova a riassumere: «Ci sono due step fondamentali. Il primo è che l'Italia, e non Berlusconi, non è credibile. Gli altri partner europei ci chiedono: sarete capaci di fare quello che avete promesso? Avete detto che recupererete con l'evasione, ma ci riuscirete davvero? Avete detto che semplifecherete la pubblica amministrazione, lo farete sul serio? Scontiamo la nostra storica inefficacia. E purtroppo Berlusconi ha il physique du rôle per essere il problema». Così ci si introduce nel secondo step. «Alcuni consiglieri delle cancellerie internazionali - spiega ancora Mauro - insistono nel far credere che se Berlusconi andrà via, i mercati respireranno e si tranquillizzeranno. Non so da che cosa deducano questa considerazione ma ormai ha fatto breccia sebbene sia infondata. Il risultato è quello che vediamo». Attaccare Berlusconi in questo momento conviene. Conviene a Sarkozy, in affanno di consensi interni dopo che i sondaggi lo danno in difficoltà contro lo sfidante Francoise Hollande in vista delle presidenziali che si terranno tra sei mesi. Eppure i francesi hanno messo mano alle pensioni. Conviene pure ad Angela Merkel che non ha più argomenti per spiegare ai suoi elettori che i tedeschi vanno in pensione a 69 anni e gli italiani soltanto a 58. Ecco, ma che cosa potrà fare Berlusconi in questo consiglio dei ministri? Le misure sul tavolo sono sempre le stesse. Una riforma corposa delle pensioni, contro la quale finora s'è battuto strenuamente Umberto Bossi. Anche per questo fonti leghiste vedevano ormai, dopo ieri sera, più vicine le urne. Spiega un big del Carroccio: «Dovremo dire di no e vedrete che Berlusconi se la rivenderà. Farà la campagna elettorale dicendo agli italiani: "Vedete, in Europa volevano farmi tagliare le pensioni ma io ho resistito"». Sarebbe comunque uno scenario buono per raccattare qualche voto in Italia ma piuttosto complicato da spiegare in sede europea. Ma a Bossi tutto ciò importa sempre molto poco, visto che è indifferente a tutto ciò che accade sotto il Po od oltre le Alpi. Berlusconi pensa anche agli interventi per la flessibilità del mercato del lavoro che pure erano richiesti nella lettera che la Bce ha inviato ad agosto scorso al governo. Misure contro le quali invece s'era battuta anzitutto la Cisl (oltre naturalmente a Cgil e a tutta la sinistra), spalleggiata persino a Confindustria. Per questo l'appello che sta preparando il premier non è rivolto solo al suo governo o alla sua maggioranza. Ma all'intero arco delle forze sociali e imprenditoriali. Fu così anche quando decise di mettere mano alla prima manovra di luglio. E fu così anche per quella di agosto. Con scarsi risultati. Ma questo è quanto gli chiede il presidente della Repubblica. È azzardato sostenere che il Capo dello Stato lo abbia commissariato ma si può parlare di una tutela. Che risponde a un'attenzione che si sta trasformando in apprensione. Napolitano è sempre sensibile al pressing che arriva dall'Europa. L'agenda è corta. Entro mercoledì l'obiettivo dei leader Ue è quello di raggiungere almeno un accordo sulla Grecia. Intesa che dovrebbe consentire ad Atene di affrontare il loro debito. E comunque, sebbene Sarkozy abbia paragonato la situazione ellenica a quella italiana, è Roma a suscitare le maggiori inquietudini. È chiaro che il debito italiano ha proporzioni mastodontiche e se crolla la Penisola anche l'euro è destinato a morte sicura. La sollecitazione che arriva è quella di avviare un piano di riforme per l'Italia in modo che non diventi il prossimo obiettivo della speculazione (sul tavolo anche il rafforzamento patrimoniale delle banche europee, il miglioramento della governance di eurolandia e il rafforzamento del fondo Salva-stati). Un appuntamento al quale Berlusconi non potrà mancare - è il diktat arrivato dal summit - senza portare fatti e rassicurazioni. Anche se al premier italiano, nell'incontro con Sarkozy e Merkel, non è stata data alcuna indicazione sugli interventi da dover prendere. Spiega un collaboratore del premier: «Non ci hanno detto: "Dovete fare la riforma delle pensioni". Ci hanno detto invece: "Fate qualcosa e subito"».